Resurrecturi

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La teologia della resurrezione dei morti mi faceva ritrarre come da un patibolo. È possibile che in queste lettere Sergio ne abbia seminato tracce: era per lui un dogma assoluto. Resurrezione materiale di corpi dissolti, non certo di eterici o di rinati per samsāra, al termine bramato del tempo lineare. Confluiva lì il suo disperato anelito di salvezza, e la Chiesa coi suoi pontefici era accusata con violenza di aver voluto dimenticare che i morti risorgeranno e che il resurrecturi alle entrate dei nostri cimiteri non è una generica consolazione per i provvisoriamente vivi in visita floreale.

Guido Ceronetti

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Impossibile speranza

La tragedia sta nel fatto che per l’uomo contemporaneo l’assoluto è inattingibile e, insieme, il relativo è invivibile. Due pazzie sono veramente profetiche: quella di Hölderlin, che non poté attingere l’assoluto, o che solo così poté attingerlo, e quella di Nietzsche, che non poté vivere, o solo così poté vivere, il relativo. 

Il tragico non ammette risposte, e non pretendo di averne una. La mia estrema e paradossale fede biblica condivide queste parole di Élie Wiesel: «il Dio ebraico è nella domanda e non nella risposta». Io cerco, io propongo un orizzonte di comprensione in cui si possa, senza riduzionismi di nessun genere, pensare davvero la nostra tragedia. È vero infatti quel che sostengono i nemici della nostalgia dell’essere, della nostalgia dell’assoluto. Che cioè l’assoluto, ai nostri occhi, è segnato inevitabilmente da un fondamentale elemento negativo, costituito dal suo carattere di dominio totalizzante. L’assoluto è rigida, in definitiva necessariamente costrittiva e oppressiva, totalità. È contemporaneamente vero però anche quel che sostengono i nostalgici dell’essere, i nostalgici dell’assoluto. Che cioè il venir meno di qualunque riferimento all’assoluto conduce inevitabilmente, per quanto abili possano essere i tentativi di fermarsi un attimo prima, alla perdita del senso, e dalla perdita del senso alla perdita di ogni positività fino all’esito finale del nulla. Inter esse et non esse – come dicevano i medievali – non datur medium.

sergio-quinzio

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Società del benessere

showimg2.cgiDi veramente caratteristico, nell’attuale società, c’è infatti il rifiuto delle scelte, che è stato battezzato civiltà pluralistica del dialogo o, precisamente, del benessere. Questo tipo di società sceglie, di fatto, il benessere; ma è una strana scelta, perché il benessere implica l’accettazione indifferenziata di tutte le cose e di tutte le idee. Il presupposto implicito è che, non valendo nessun criterio di preferenza, il risultato auspicabile e necessario può aversi solo mediante l’incremento quantitativo. 

Sergio Quinzio

Una pastorale dei divorzisti

0612je71Matrimonio indissolubile, divorzio, aborto, limitazione delle nascite, sessualità for-mano il  nodo di problemi più complicato e maligno che oggi stringe alla gola la Chiesa…Ogni questione si è  venuta de-classando da religiosa a mondana. Le questioni che premono infatti sono di costume, sociopolitiche, non di fede. Il punto è questo. Piccole differenze dot-trinarie generavano ieri eresie e scismi, mentre oggi coesistono nella Chiesa posizioni tanto divergenti  da esprimersi in linguaggi reciprocamente incomprensibili, cristiani marxisti convivono con carismatici che impongono le mani per guarire… non si può ignorare il prezzo da pagare: la dissoluzione della fede cristiana nel pluralismo contemporaneo.

Sergio Quinzio, 1974