Ecologia sociale

bdc094cc-cb75-4fb0-a0dd-fc27160025a4-2Dovremmo riprodurre gli embrioni come scorta per adulti finiti? Dovremmo manipolare il processo genetico per provvederci di bambini disegnati su misura per soddisfare quei viventi, ad esempio, che vogliono un figlio con due padri e nessuna madre? Siamo nel bel mezzo di un processo di manipolazione del non-nato per interesse dei vivi. È un atto di empietà. I vivi esistono nell’interesse dei non-nati, non il contrario. Se perdiamo questo punto di vista, decade anche l’istinto del futuro da cui dipendono le società, l’istinto di sacrificare se stessi per chi non è ancora nato. Se i non-nati invece sono sacrificati per i vivi, il mondo scivola verso la fine. È il principio dell’ecologia sociale. 

Roger Scruton

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Utopia al potere

Description=Roger Scruton - philosopher. Pic: Jeremy Young/Sunday Times November 6 2002Quando gli utopisti giungono al potere, l’instabilità stessa del loro obiettivo, che rimane sempre lontano, li obbliga a trovare, nel mondo reale, il gruppo di nemici o la cospirazione che sta impe-dendo loro la realizzazione dell’ideale. E questa è, a mio modo di pensare, la caratteristica più rilevante degli stati totalitari: il bisogno costante e implacabile di una classe di vittime, la classe di coloro che intralciano la strada dell’utopia e impediscono la sua realizzazione. In tutti gli esperimenti totalitari, dunque, si riscontrerà che il primo atto del potere centralizzato è la scelta di gruppi specifici da punire. […]

Quindi le ideologie totalitarie immancabilmente dividono gli esseri umani in gruppi di innocenti e colpevoli. Dietro la commossa retorica del Manifesto comunista, dietro la pseudo-scienza della teoria del valore-lavoro, e dietro l’analisi di classe contro la storia dell’uomo, c’è un’unica radice emozionale: il risentimento nei confronti di coloro che si trovano a proprio agio nel mondo ordinario del compromesso umano, il mondo del «noi», che intralcia la strada all’«io» trascendente della rivoluzione.

Roger Scruton

I morti, i vivi, i non ancora nati

Il principio fondante della società non è un contratto. È invece più simile all’amore, nella condivisione di un’eredità che appartiene ai morti, ai vivi e a chi deve ancora nascere, nella quale circoscriviamo le nostre richieste, vedendo noi stessi come parte di una catena ininterrotta di dare e ricevere.

Roger Scruton