Una trascendenza vittoriosa

senza-titoloSi può trascendere il soggettivismo solo assumendolo in modo totale. Quando il soggetto si ripiega su se stesso e s’immerge nel folto di sé, un rumore d’acqua viva lo accoglie nella penombra. E là dove si aspettava di trovare la solitudine estrema, gli si rivela un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una trascendenza vittoriosa.

Dall’assunzione delle soggettività nascono la storia e Dio.

Nicolás Gómez Dávila

Lussuria

04a1b-52b698c8-8e39-444e-ad77-a334e129b002Là dove il cristianesimo scompare, avidità, invidia e lussuria si inventano mille ideologie per giustificarsi.

La liberazione sessuale consente all’uomo moderno di ignorare i mille altri tabù di altro tipo che lo dominano. 

La promiscuità sessuale è il contentino che la società dà per ammansire i suoi schiavi.

Nicolás Gómez Dávila

 

 

Il creditore sublime

 

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Ai fanatici della giustizia l’universo sembra un debitore moroso, agli adoratori della grazia un creditore sublime. I primi pensano che tutto sia loro dovuto, i secondi sanno che devono tutto.

Nicolás Gómez Dávila

(18 maggio 1913 – 18 maggio 2016)

Soggetti smarriti

http%3A%2F%2Fphp.grupporetina.it%2Farthemisia%2Fintra%2Fupload%2Fcontenuti%2Fimage%2Foriginal%2F159webL’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti, quello moderno i soggetti in oggetti. Possiamo supporre che il primo si illuda, ma sappiamo con certezza che il secondo si sbaglia.

Quanto più l’uomo crede di essere libero, tanto più facile è indottrinarlo.

«Fine delle ideologie» è il nome con cui si celebra il trionfo di una determinata ideologia.

Nicolás Gómez Dávila

Vizi e diritti

16:2Per corrompere un individuo basta insegnargli a chiamare diritti i suoi desideri personali e abusi i diritti degli altri.

Dopo aver screditato la virtù, questo secolo è riuscito a screditare anche i vizi.

Nicolás Gómez Dávila

La libertà è soggezione a un ordine

NGD 4Ma se il reazionario è impotente nel nostro tempo, la sua condizione lo obbliga a testi-moniare la sua ripugnanza. La libertà, per il reazionario, è soggezione a un ordine.
Infatti, anche quando non sia né necessità né capriccio, tuttavia la storia non è per il reazionario dialettica della volontà imma-nente, ma avventura temporale fra l’uomo e quanto lo trascende. Le sue opere sono tracce, sulla sabbia smossa, del corpo dell’uomo e del corpo dell’angelo. La storia del reazionario è un brandello, strappato dalla libertà dell’uomo, che sventola al soffio del destino.
Il reazionario non può tacere, perché la sua libertà non è solo l’asilo in cui l’uomo sfug-ge al traffico che lo stordisce e dove si rifugia per riprendere in mano sé stesso. Nell’atto libero il reazionario non prende soltanto possesso della propria essenza.
La libertà non è una possibilità astratta di scegliere fra beni noti, ma la condizione concreta all’interno della quale ci è concesso il possesso di nuovi beni. La libertà non è istanza che risolva contese fra istinti, ma la montagna dalla quale l’uomo contempla l’ascesa di nuove stelle, nella polvere luminosa del cielo stellato. La libertà pone l’uomo fra divieti che non sono fisici e imperativi che non sono vitali. Il momento libero dissipa la vana chiarezza del giorno, perché si erga, sull’orizzonte dell’anima, l’immobile universo che fa scivolare i suoi lumi passeggeri sul tremore della nostra carne.

Nicolás Gómez Dávila
Estratto da  Il Vero Reazionario

Frammento pasquale / 2

crux


“Dio è morto” esclamò quel Venerdì Santo che è stato l’Ottocento.
Oggi viviamo nell’atroce silenzio del sabato. Nel silenzio del sepolcro abitato.
In quale secolo spunterà, nel sepolcro vuoto, l’alba della Domenica di Pasqua?

Nicolás Gómez Dávila

Frammento pasquale / 1

golgotha-1900Per il cristiano odierno la crocifissione fu un lacrimevole errore giudiziario. La facoltà di percepire la misteriosa necessità del tremendo morì con il dramma greco e gli altari cristiani.

Nicolás Gómez Dávila