Grande stile

La grandezza di un artista non si misura dai “bei sentimenti” che egli sveglia: non vi sono che le femminucce a creder questo. Si misura invece dal grado in cui egli si avvicina al grande stile. Questo stile ha di comune con la grande passione questo: esso disdegna di piacere; dimentica di persuadere; comanda; vuole… Rendersi sovrani di quel caos che si è, costringer questo caos a divenir forma: a divenir logico, semplice, inequivocabile, matematica, legge: tale la grande ambizione. Con essa si respinge; nulla più eccita l’amore verso tali uomini dispotici – un deserto si stende intorno a essi, un silenzio, una paura simile a quella che si prova innanzi ad un grande sacrilegio.

Friedrich Nietzsche 

Annunci

Riluttanti

In realtà noi non abbiamo ormai molto bisogno di un antidoto contro il primo nichilismo: nella nostra Europa, la vita non è più tanto incerta, casuale, insensata. Un tale enorme potenziamento del valore dell’uomo, del valore del male, eccetera, ora non è più così necessario, noi sopportiamo una notevole riduzione di questo valore, possiamo ammettere molta insensatezza e caso: la potenza raggiunta dall’uomo consente oggi di ridurre i mezzi di disciplina, di cui l’interpretazione morale era il più forte. «Dio» è un’ipotesi troppo estrema.

not-to-be-reproduced

Ma le posizioni estreme non vengono scalzate da posizioni moderate, bensì da altre, a loro volta estreme, ma opposte. E così la credenza dell’assoluta immoralità della natura, della mancanza di scopo e di senso è la passione psicologicamente necessaria, quando non si può più sostenere la fede in Dio e in un ordine essenzialmente morale. Il nichilismo appare ora non perché il disgusto per l’esistenza sia maggiore di prima, ma perché si è diventati riluttanti a vedere un «senso» nel male e nell’esistenza stessa. 

Friedrich Nietzsche

 

Questo prematuro accontentarsi

munch-e-friedrich-nietzscheL’adattarsi troppo spesso a cerchie, a compiti, a società, a regole di lavoro quotidiano impostoci dal caso, quando né la nostra forza né la nostra meta hanno ancora avuto imperiosamente accesso alla nostra coscienza; la precoce sicurezza, soddisfazione e volgarità della coscienza ottenute con tale adattamento, questo prematuro accontentarsi che si insinua nello spirito come una liberazione dall’inquietudine interiore ed esteriore, e vizia e abbassa nel modo più pericoloso; l’apprendere a valutare alla maniera dei “propri simili”, quasi non avessimo in noi una misura e il diritto di fissare valori; lo sforzo di emettere valutazione conformi, contro la interna voce del gusto, che è pure una coscienza – tutto ciò diventa un terribile e sottile incatenamento; se non finisce per provocare un’esplosione che di colpo faccia saltare tutti i vincoli dell’amore e della morale, uno spirito simile si intristisce, si rimpicciolisce, di femminizza, si fa “cosa”. L’opposto è abbastanza triste, è vero, ma pur sempre migliore: soffrire del proprio ambiente, tanto della sua lode quanto del suo biasimo, diventarne piegati ed esulcerati senza farlo capire; difendersi con involontaria diffidenza, dall’amore di quelli che ci circondano, imparare a tacere, crearsi angoli e solitudini inviolabili per i momenti in cui si vuole respirare – finché si sia abbastanza forti per dire: “che cosa ho a che fare con voi?”. E andare per la propria strada.
Friedrich Nietzsche

Morte delle istituzioni

Nietzsche1882Le nostre istituzioni non servono più a nulla: su questo siamo tutti d’accordo. Tuttavia ciò non dipende da esse, bensì da noi. Da quando abbiamo perduto tutte le volontà, da cui si sviluppano le istituzioni, andiamo perdendo le istituzioni in generale, perché noi non serviamo più ad esse. La democrazia è stata in ogni tem-po la forma di declino della forza organizzatrice: ho già caratterizzato la moderna democrazia come la forma di decadenza dello Stato. Affinché vi siano delle istituzioni, deve esistere una specie di volontà, d’istinto, di imperativo, antiliberale sino alla malvagità: volontà di tradi-zione, di autorità, di responsabilità sui secoli futuri, di solidarietà espressa da catene di generazioni, perennemente. L’intero Occidente non possiede più volontà da cui posson sorgere delle istituzioni: forse nessun’altra cosa risulta tanto a contraggenio al suo “spirito moderno”. Si vive per l’oggi, si vive in gran fretta – si vive in un modo molto irresponsabile: e questo, appunto, vien chiamato “libertà”. Ciò che, delle istituzioni, fa istituzioni, viene disprezzato, odiato, rifiutato: si crede d’incorrere nel pericolo di una nuova schiavitù, se si fa anche sentire soltanto la parola “autorità”. A tal punto giunge l’impulso alla decadenza proprio ai nostri politici e partiti: essi istintivamente preferiscono quel che disgrega, quel che affretta la fine.
Friedrich Nietzsche

L’«ultima volontà» dell’uomo

Portrait_of_Friedrich_NietzscheQuel che è da temere, quel che ha effetti funesti come nessun’altra fatalità, non sarebbe la grande paura, sibbene la grande nausea di fronte all’uomo; e così pure la grande compassione per l’uomo. Supposto che un bel giorno l’una e l’altra s’accoppiassero, entrerebbe subito nel mondo, inevitabilmente, qualcosa di straordinariamente sinistro, l’«ultima volontà» dell’uomo, la sua volontà del nulla, il nichilismo. E in realtà, molto è a tutto ciò predisposto.

Friedrich Nietzsche