Aiuta la mia incredulità

caravaggio-incredulità-2

Credo che la sua esperienza di perdere la fede o, come crede lei, di averla persa, sia un’esperienza che alla fin fine appartiene alla fede; o almeno, può appartenere alla fede se questa per lei ha ancora un valore, e deve averlo, altrimenti non mi avrebbe scritto.
Non vedo come il tipo di fede richiesta a un cristiano che vive nel Ventesimo secolo possa esistere se non si fonda su un’esperienza di incredulità come quella che lei sta ora attraversando. Forse questo è vero sempre, e non solo nel Ventesimo secolo. Pietro diceva: «Signore, io credo. Aiuta la mia incredulità». È la preghiera più naturale, più umana e straziante dei vangeli, e a mio avviso sta a fondamento della fede.

Flannery O’ Connor

 

Rendere significativa la grazia

Quando ti chiedono di rendere il cristianesimo allettante, ti stanno chie-dendo di scriverne l’essenza, non quello che vedi tu. Il cristianesimo ideale non esiste, perché l’essere umano deforma leggermente a propria immagine tutto quello che tocca, perfino la verità cristiana. Lo fanno perfino i santi. Dev’essere per effetto del peccato originale, e mi rendo conto che i cattolici spesso agiscono come se questo dogma fosse sempre storto e sempre sintomo di calvinismo. Lo scrittore deve rendere la corruzione plausibile prima di rendere significativa la grazia. […]

Nei vangeli sono i diavoli i primi a riconoscere Cristo, notizia che gli evangelisti non hanno censurato. Evidentemente la consideravano una testimonianza più che valida. La stessa cosa in veste moderna invece ci scandalizza solo perché abbiamo un atteggiamento difensivo nei confronti della fede. 

Flannery O’Connor

Il governo della tenerezza

Una delle tendenze del nostro tempo è quella di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio – e una volta che  hai screditato la sua bontà, con lui hai praticamente finito. I tipi alla Alymers, che Hawthorne vedeva come una minaccia, si sono moltiplicati. Indaffarati a sfrondare l’imperfezione umana, essi avanzano tagliando via anche il materiale grezzo del bene. Ivan Karamazov non può avere fede, fin tanto che un solo bambino soffre; l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo a causa del massacro degli innocenti. In questo tipo di pietà popolare, noi registriamo un progresso in sensibilità e una perdita in visione complessiva. Se altre epoche sentivano di meno, esse vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, non-sentimentale dell’accettazione, vale a dire della fede. Venuta meno questa fede, oggi noi governiamo con la tenerezza. Si tratta di una tenerezza che, ormai da lungo tempo separata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. E quando la tene-rezza è staccata dalla fonte  della tenerezza, il suo risultato logico è il terrore. Finisce nei campi di lavoro forzato e nei fumi delle camere a gas.

Flannery O’Connor

 

 

La libertà del dogma

flann

Il dogma non può in alcun modo limitare un Dio illimitato. Chi è fuori dalla Chiesa gli attribuisce un significato diverso da chi ne è all’interno. Per me un dogma è solo una via d’accesso alla contempla-zione ed è strumento di libertà, non di costrizione. Salvaguarda il mistero a tutto vantaggio della mente umana.

Flannery O’Connor

Passare indenni / 2

article_zoom_1591_4« A garanzia del nostro senso del mistero, occorre un senso del male che veda il diavolo come uno spirito reale, spirito che va costretto a dichiararsi, e non semplicemente come male indefinito, bensì con una personalità specifica per ogni occasione. La letteratura, al pari delle virtù, non prospera in un’atmosfera dove non si riconosca il diavolo come esistente, sia in se stesso sia come necessità drammatica dello scrittore. » 

Flannery O’Connor

Passare indenni

Flannery«San Cirillo di Gerusalemme, nell’istruire i catecumeni, scriveva: Il drago è in agguato sul ciglio della strada e guarda quelli che passano. Attenti ché non vi divori. Noi andiamo al Padre delle Anime, ma bisogna passare accanto al drago. Qualunque forma il drago possa assumere, è questo misterioso passargli davanti indenni, o finirgli tra le fauci, che le storie di qualsiasi profondità terranno sempre a raccontare, e laddove questo avvenga ci vuole un coraggio notevole, in qualsiasi momento, in qualsiasi terra, per non voltare le spalle al narratore »

Flannery O’Connor