Un popolo vinto

curzio-malaparte-3-1024x600Voglio bene agli Americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo stia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa aver torto, che è cosa immorale aver torto. Perché credono che essi solo son galant-uomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina. 

Curzio Malaparte

Gioia del paganesimo

I paesi d’Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui si sia preservata la gioia del paganesimo. Immaginiamoci dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c’era un muro intorno all’orlo dell’altura, essi poteva-no sbizzarrirsi nei giochi più frenetici e fare di quel luogo la più rumorosa delle nurseries; ora il parapetto è stato buttato giù, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell’isolotto, e il loro canto era cessato. […] La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Gilbert Keith Chesterton

Una trascendenza vittoriosa

senza-titoloSi può trascendere il soggettivismo solo assumendolo in modo totale. Quando il soggetto si ripiega su se stesso e s’immerge nel folto di sé, un rumore d’acqua viva lo accoglie nella penombra. E là dove si aspettava di trovare la solitudine estrema, gli si rivela un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una trascendenza vittoriosa.

Dall’assunzione delle soggettività nascono la storia e Dio.

Nicolás Gómez Dávila

I carnefici di domani


81353979Il lato terrificante della tecnica promana da altre sfere, rispetto alle quali le macchine hanno lo stesso rapporto del sintomo con la malattia. Queste sfere non esercitano il loro influsso solo sulla tecnica, ma su tutti gli altri ambiti. Se fosse dunque possibile arrestare qua e là un ingranaggio, per esempio la costruzione delle bombe atomiche, il terrore eromperebbe da altre parti del meccanismo. Sotto questo aspetto, per esempio, le scienze biologiche hanno quasi superato quelle fisiche, non tanto per quel che concerne i mezzi di distruzione quanto, piuttosto, la fecondazione artificiale di esseri umani: una delle più gravi infrazioni di un tabù che si possano concepire. Decine di migliaia di creature senza padre vivono già nel nostro mondo: esseri che non sono stati concepiti per amore. Saranno i carnefici di domani. La creazione di una simile casta è ben più grave dell’antica schiavitù. […] È rimasto il disagio con cui da sempre si guarda al mondo degli incubi come un dominio di esclusiva pertinenza satanica. Poiché però difettano i concetti teologici, si dà corso a curiose discussioni giuridiche, biologiche e sociologiche. Tutto questo per mostrare che non è così facile fermare l’automatismo come comunemente si ritiene. Il suo asse poggia là dove non gira più nessuna ruota. L’automatismo è oggi la potenza universale, la tecnica è la lingua universale. Non la si domina con  provincialismi. L’uomo deve invece elevarsi al di spora della propria condizione per raggiungere, attraverso la libera, spontanea forza dello spirito, una sfera universale, ove potrà abbracciare con lo sguardo l’intero processo in tutta la sua ampiezza e imponenza. Solo allora potrà ricondurlo sotto il proprio controllo e sul binario desiderato. Questa altezza non può essere raggiunta indietreggiando, ma solo avanzando e al prezzo di sacrifici, ed esclusivamente da parte di coloro che hanno a cuore le leggi di un nuovo tempo del mondo. 

Ernst Jünger, 1954

Un ordine di marcia provvisorio

senza-titoloLa civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani, e non, come potremmo definirli, dei “cristianisti”. Un bell’esempio di ciò è fornito da papa Gregorio Magno. La sua riforma ha gettato le basi del Medioevo europeo. Ora, egli credeva che la fine del mondo fosse prossima. E questa, a suo avviso, doveva comunque privare ogni “civiltà cristiana” dello spazio in cui dispiegarsi. Ciò di cui ha gettato le fondamenta, e che doveva durare tutto un millennio, non era a suo avviso che un ordine di marcia provvisorio, un modo di sistemare la casa che si sta per lasciare. Al contrario, quelli che si propongono, come scopo primario della loro azione, di “salvare l’occidente cristiano”, devono guardarsi dal praticare una condotta che (gli esempi non mancano) si situa la di fuori di ciò che è autorizzato dall’etica cristiana, o anche dalla morale comune più elementare.

Rémi Brague

Arrivati tardi

bragueLa cultura europea costituisce nel suo insieme uno sforzo per risalire verso un passato che non è mai stato il suo, ma rispetto al quale vi è stata come una caduta irrecuperabile, uno “straniamento” percepito dolorosamente. Non è necessario soffermar-ci qui su ciò che questa visione del passato ha di artificiale. Non ignoro che ciò che ci è arrivato dalla cultura antica è il risultato di un lavoro di selezione effettuato fin dall’epoca alessandrina, e che l’immagine che ci facciamo della sua totalità generalizza abusivamente a partire da alcuni capolavori per supporre un “mondo antico” che sarebbe tutto alla loro altezza. Ma per me è decisiva solo la coscienza di essere arrivati tardi, e di dover risalire a un’origine che “noi” non siamo e che non è mai stata “noi”.

Rémi Brague

Regalità

altenberg_weltgerichtI teologi riconoscono a Gesù Cristo tre funzioni: profeta, arciprete e re. Cristo significa unto, dunque re. Come Bernanos osservava, c’è qualcosa di grottesco nella pompa che accompagna la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme, sul dorso di un asino, eppure resta un’entrata regale. Quando Pilato gli domanda se egli sia re, Gesù non dice di no, ma si limita a precisare che il suo regno non è di questo mondo. Non c’è da stupirsi che i re siano stati accostati al Cristo. Come lui, sono giudici e signori; come lui, costituiscono la pietra angolare del loro regno; come lui, fanno appello al Padre universale. Senza che vi sia al riguardo una dottrina canonica, la Chiesa stessa ha più volte ravvisato nel re sia un’icona che un luogotenente del Cristo.

Per un rovesciamento metafisico dei segni, la Cenòsi precipita il santo di forza nell’abisso della debolezza. Il creatore del mondo è ridotto tra gli schiavi; egli perde ogni suo potere e nulla, però della sua regalità. Cosa in effetti è più regale dell’apparizione sui gradini del pretorio del Cristo flagellato, una corona di spine sulla testa, uno scettro di canna nella mano, drappeggiato di finta porpora e spintonato alle spalle da soldatacci stranieri? Non ha ricevuto l’unzione, ma è il Messia; non è, con la carne, il figlio di David, ma è, con lo Spirito, quello di Dio; è disarmato, ma schiere di angeli non aspettano che un suo segno, e passerebbero Gerusalemme a ferro e a fuoco. E invece lui si lascerà crocifiggere per il mondo sul quale è chiamato a regnare. Ecce homo. Ecco l’uomo. Ed ecco il re.

Vladimir Volkoff

Democrazia

G.K. Chesterton
La democrazia non è filantropia; non è neppure altruismo o riformismo sociale. La democrazia non è fondata sulla pietà per l’uomo comune; la democrazia è fondata sulla reverenza per l’uomo comune, o, se volete, perfino sulla paura nei suoi confronti. Non è la paladina dell’uomo perché l’uomo è così miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia uno schiavo, quanto al fatto che non sia un re.

Gilbert Keith Chesterton

La nostra costituzione

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La nostra costituzione sono i nostri campi coltivati, le nostre fabbriche e aziende, i nostri manager, tecnici e lavoratori; la nostra costituzione sono le nostre donne e i nostri bambini, il nostro pezzo di terra, lo spazio pieno di noi.

Carl Schmitt, 1951