Nazionalità

esp20100721_pe_36È praticamente superfluo dire che non intendiamo «nazionalità» nel senso popolare del termine, come insensata antipatia nei confronti degli stranieri, come indifferenza nei confronti del benessere generale della razza umana o come un’ingiusta preferenza per i presun-ti interessi nazionali o come il rifiuto di adottare per il nostro Paese quello che è stato trovato buono per altri. Intendiamo invece il principio di simpatia, non di ostilità; di unione, non di separazione. Intendiamo il sentimento di comunanza di interessi tra coloro che vivono sotto il medesimo governo ed entro i medesimi confini naturali o storici. Intendiamo che una parte della comunità non si consideri estranea rispetto a un’altra sua parte; intendiamo che le varie parti della comunità facciano, della loro connessione, un valore; che sentano di essere un solo popolo; che sentano che il loro corpo è fuso insieme e che quello che è male per uno qualsiasi dei loro compatrioti è male anche per loro; che non desiderino egoisticamente liberarsi della loro parte d’inconvenienti comuni reecidendo questa connessione.

John Stuart Mill

Gioia del paganesimo

I paesi d’Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui si sia preservata la gioia del paganesimo. Immaginiamoci dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c’era un muro intorno all’orlo dell’altura, essi poteva-no sbizzarrirsi nei giochi più frenetici e fare di quel luogo la più rumorosa delle nurseries; ora il parapetto è stato buttato giù, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell’isolotto, e il loro canto era cessato. […] La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Gilbert Keith Chesterton

I carnefici di domani


81353979Il lato terrificante della tecnica promana da altre sfere, rispetto alle quali le macchine hanno lo stesso rapporto del sintomo con la malattia. Queste sfere non esercitano il loro influsso solo sulla tecnica, ma su tutti gli altri ambiti. Se fosse dunque possibile arrestare qua e là un ingranaggio, per esempio la costruzione delle bombe atomiche, il terrore eromperebbe da altre parti del meccanismo. Sotto questo aspetto, per esempio, le scienze biologiche hanno quasi superato quelle fisiche, non tanto per quel che concerne i mezzi di distruzione quanto, piuttosto, la fecondazione artificiale di esseri umani: una delle più gravi infrazioni di un tabù che si possano concepire. Decine di migliaia di creature senza padre vivono già nel nostro mondo: esseri che non sono stati concepiti per amore. Saranno i carnefici di domani. La creazione di una simile casta è ben più grave dell’antica schiavitù. […] È rimasto il disagio con cui da sempre si guarda al mondo degli incubi come un dominio di esclusiva pertinenza satanica. Poiché però difettano i concetti teologici, si dà corso a curiose discussioni giuridiche, biologiche e sociologiche. Tutto questo per mostrare che non è così facile fermare l’automatismo come comunemente si ritiene. Il suo asse poggia là dove non gira più nessuna ruota. L’automatismo è oggi la potenza universale, la tecnica è la lingua universale. Non la si domina con  provincialismi. L’uomo deve invece elevarsi al di spora della propria condizione per raggiungere, attraverso la libera, spontanea forza dello spirito, una sfera universale, ove potrà abbracciare con lo sguardo l’intero processo in tutta la sua ampiezza e imponenza. Solo allora potrà ricondurlo sotto il proprio controllo e sul binario desiderato. Questa altezza non può essere raggiunta indietreggiando, ma solo avanzando e al prezzo di sacrifici, ed esclusivamente da parte di coloro che hanno a cuore le leggi di un nuovo tempo del mondo. 

Ernst Jünger, 1954

Un ordine di marcia provvisorio

senza-titoloLa civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani, e non, come potremmo definirli, dei “cristianisti”. Un bell’esempio di ciò è fornito da papa Gregorio Magno. La sua riforma ha gettato le basi del Medioevo europeo. Ora, egli credeva che la fine del mondo fosse prossima. E questa, a suo avviso, doveva comunque privare ogni “civiltà cristiana” dello spazio in cui dispiegarsi. Ciò di cui ha gettato le fondamenta, e che doveva durare tutto un millennio, non era a suo avviso che un ordine di marcia provvisorio, un modo di sistemare la casa che si sta per lasciare. Al contrario, quelli che si propongono, come scopo primario della loro azione, di “salvare l’occidente cristiano”, devono guardarsi dal praticare una condotta che (gli esempi non mancano) si situa la di fuori di ciò che è autorizzato dall’etica cristiana, o anche dalla morale comune più elementare.

Rémi Brague

Un’altra forza

38303-malevic_testa-di-contadino-1928-caLa ragione e la scienza nella vita dei popoli hanno adempiuto sempre, oggi e dal principio dei secoli, solo una funzione secondaria e subordinata; e l’adempiranno sempre, fino alla fine dei secoli. I popoli si compongono e si muovono per un’altra forza, imperiosa e dominante, ma la cui origine è ignota e inspiegabile. questa forza è la forza dell’indefesso desiderio di raggiungere la fine, e insieme di negarla. È la forza della continua e inesausta affermazione della propria esistenza e della negazione della morte. Lo spirito della vita, come dice la Scrittura: “i fiumi d’acqua viva” del cui inaridimento tanto minaccia l’Apocalisse. Principio estetico, come dicono i filosofi, principio morale, come ancora lo definiscono. “La ricerca di Dio”, come la chiamo io, nel più semplice dei modi. Lo scopo di tutto questo movimento popolare, in ogni popolo, in ogni periodo dell’esistenza di un popolo, è unicamente la ricerca di Dio, del proprio Dio, di un Dio proprio, assolutamente personale, e la fede in Lui come nell’unico vero.

Fëdor Dostoevskij

Il cerchio e la croce

Chesterton5Come abbiamo preso il circolo per simbolo della ragione e della pazzia così possiamo prendere la croce per simbolo del mistero e della salute. Il buddismo è centripeto; il cristianesimo è centrifugo: esso erompe. Il circolo è, per sua natura, infinito e perfetto, ma resta fissato nelle sue dimensioni; non può essere più gran-de né più piccolo. La croce, che ha nel suo centro una collisione e una contrad-dizione, può stendere le sue quattro braccia all’infinito senza alterare la sua forma. Per il paradosso centrale che essa contiene può crescere senza cambiare. Il circolo ritorna su se stesso ed è chiuso. La croce apre le sue braccia ai quattro venti; è un segnale indicatore per viaggiatori in libertà.

Gilbert Keith Chesterton

L’abbandono

121507077Le nozioni di amore e di contemplazione non sono più neanche nozioni diventate ridicole, sono completamente abbando-nate. L’idea stessa di metafisica, quando non anima le collere, suscita sogghigni. La crisi è incominciata da molto tempo. Forse, già a partire dal XVII secolo, la cultura ha affrettato il proprio decadimen-to. È diventata sempre più umanizzante, invece di essere spiritualistica. Ci sono sorrisi di santi, di angeli e di arcangeli sui volti delle sculture che si trovano nelle cattedrali. Non sappiamo più guardarli.
Gli uomini girano intorno in quella loro gabbia che è il pianeta, perché hanno dimenticato che si può guardare il cielo. Come vivere, come vivere bene, come possedere il mondo, come goderne, come rimpinzarci, dunque come produrre oggetti amabili, strumenti del nostro piacere, come godere continuamente senza tenere conto degli altri, rifiutando il loro godimento senza neanche porci il problema della loro felicità o infelicità, come industrializzare l’umanità fino alla saturazione?

Ecco che cosa si sono proposti gli uomini e quello che si chiama umanesimo.
Si tratta dell’abbandono delle cure spirituali o metafisiche. Il problema del nostro destino, della nostra esistenza nell’universo, del valore o della precarietà delle condizioni esistenziali nelle quali viviamo, non è più stato preso in considerazione.

Eugène Ionesco

Una luce diversa

Quelli che esibiscono una costante diffidenza nei confronti dell’umanità credono di detenere una sorta di privilegio nella reale conoscenza delle cose. Arrivano a vedere tutto, non li si inganna. […] Ma quando la vita si arma sino ai denti per sconfiggerci, quando celebra le sue cupe orge, allora contano la lotta e la fede. E non è in questi tempi che è difficile credere. Perché quando la malvagità è messa a nudo, rivela anche la sua sterilità. In mezzo alla devastazione il male perde peso, vediamo la sua intima impotenza. Come mai prima percepiamo la bontà come il solo elemento positivo, come una potente realtà. […] Si guardano con sufficienza i credenti. E tuttavia è in loro che sono conservate le ricchezze dell’umanità. Sono i grandi forzieri su cui noi tutti contiamo, da cui attingiamo quel che abbiamo bisogno per resistere, alcuni apertamente, alla luce del giorno, altri solo di nascosto, dopo il calar del buio, imbarazzati di farsi vedere tra i bisognosi. […] Se davvero un giorno i forzieri restassero vuoti, tutti noi diventeremmo così poveri che non riusciremmo più a sopportare la vita.
Non c’è perciò motivo di dileggiare i credenti, neppure quando la loro fede appare ingenua. Il loro volto irradia comunque una luce diversa da quella che illumina il fine sorriso di uno scettico. La loro presenza nel mondo è di tutt’altro peso.
Quelli che capiscono troppo poco della vita sono più preziosi di quelli che capiscono troppo.

Pär Lagerkvist