Principi e pratica

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La Chiesa è intransigente sui principi, perchè crede, e tollerante nella pratica, perchè ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perchè non credono, ma intransigenti nella pratica, perchè non amano.

Reginald Garrigou-Lagrange

Confondere il canale con la sorgente

lumineux-gustave-thibon-L-1L’esagerata supremazia della persona porta con sé un altro pericolo capitale. Ecco dei realisti che amano la monarchia solo attraverso il volto di un principe che li ha sedotti, dei cattolici che legano la fede nell’autorità pontificia a una specie di culto infantile della persona del Papa, degli interi popoli interi esaltati dall’infatuazione per un dittatore. Le cose più universali sono divenute «questioni personali », «affari privati». Si hanno occhi e cuore soltanto per gli individui. Essi da soli reggono l’intero peso delle istituzioni. Queste si costruiscono e crollano con loro. Un tale stupido personalismo è una delle cause delle catastrofi rivoluzionarie dei tempi moderni: a misura che il popolo si abitua a confondere la persona dei grandi con il principio eterno che essi rappresentano, il suo rancore nei loro confronti tende a trasformarsi in volontà di distruzione universale. Il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva disprezzare un re o un papa (il Medioevo non se n’è astenuto!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato. Si sapeva che un’istituzione sana – una istituzione venuta da Dio – restava feconda anche attraverso il più imperfetto degli uomini. I capi politici e religiosi erano allora degli anelli di congiunzione tra Dio e gli uomini: si attribuiva più importanza a ciò che essi trasmettevano che non a ciò che erano. L’altare sosteneva il prete, il trono il re. Oggi si chiede al re di portare il trono, al prete di sostenere l’altare. Le istituzioni si giustificano agli occhi delle folle solo attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Questa esigenza porta con sè due rovinose conseguenze: impone agli sventurati “portatori” delle istituzioni un grado di tensione e di attività veramente inumano, e, correlativamente, lega la sorte delle istituzioni ai miserabili casi individuali. Meschino antropocentrismo che confonde il canale con la sorgente e che tende a fare della persona umana il supporto assoluto di ciò che, in realtà, si limita a passare attraverso l’uomo e si fonda su Dio solo.

Gustave Thibon