Prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani

Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

Antonio Gramsci

Unità umana

Prima di essere francese, italiano, inglese o tedesco, l’uomo del Medio Evo fu cittadino di una civiltà generale che aveva la sua lingua, il suo spirito, la sua fede, la sua scienza, la sua arte, i suoi modi di sentire, senza la preoccupazione per le pietre confinarie degli Stati.
La vera frontiera, la frontiera religiosa, si stendeva fino all’incontro con la barbarie. Non si deve avere paura di ripeterlo: questo stato di cose era, non è più. Abbiamo avuto, ma l’abbiamo perduta, l’unità umana.
Le condizioni di questo beneficio rinasceranno?

Charles Maurras

Nazionalità

esp20100721_pe_36È praticamente superfluo dire che non intendiamo «nazionalità» nel senso popolare del termine, come insensata antipatia nei confronti degli stranieri, come indifferenza nei confronti del benessere generale della razza umana o come un’ingiusta preferenza per i presun-ti interessi nazionali o come il rifiuto di adottare per il nostro Paese quello che è stato trovato buono per altri. Intendiamo invece il principio di simpatia, non di ostilità; di unione, non di separazione. Intendiamo il sentimento di comunanza di interessi tra coloro che vivono sotto il medesimo governo ed entro i medesimi confini naturali o storici. Intendiamo che una parte della comunità non si consideri estranea rispetto a un’altra sua parte; intendiamo che le varie parti della comunità facciano, della loro connessione, un valore; che sentano di essere un solo popolo; che sentano che il loro corpo è fuso insieme e che quello che è male per uno qualsiasi dei loro compatrioti è male anche per loro; che non desiderino egoisticamente liberarsi della loro parte d’inconvenienti comuni reecidendo questa connessione.

John Stuart Mill

Umanità

carl_schmittL’umanità in quanto tale non può condurre nessuna guerra, poiché essa non ha nemici, quanto meno non su questo pianeta. Il concetto di umanità esclude quello di nemico, poiché anche il nemico non cessa di essere uomo e in ciò non vi è nessuna differenza specifica. Che poi vengano condotte guerre in nome dell’umanità non contrasta con questa semplice verità, ma ha solo un significato politico particolarmente intenso. Se uno Stato combatte il suo nemico politico in nome dell’umanità, la sua non è una guerra dell’umanità, ma una guerra per la quale un determinato Stato cerca di impadronirsi, contro il suo avversario, di un concetto universale per potersi identificare con esso (a spese del suo nemico), allo stesso modo si possono utilizzare a torto i concetti di pace, giustizia, progresso, civiltà, per rivendicarli a sé e sottrarli al nemico. L‘umanità è uno strumemo particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed è, nella sua forma etico-umanitaria, un veicolo specifico dell’imperialismo economico.

Carl Schmitt

Solidarietà

image8Gli americani non sono cinici, sono ottimisti. E l’ottimismo è di per se stesso un segno di innocenza. Chi non fa, né pensa il male, è portato non già a negare l’esistenza del male, ma a rifiutar di credere alla fatalità del male, a rifiutarsi di ammettere che il male sia inevitabile e inguaribile. Gli americani credono che la miseria, la fame, il dolore, tutto si può combattere, che si può guarir dalla miseria, dalla fame, dal dolore, che v’è rimedio a ogni male. Non sanno che il male è inguaribile. Non sanno, benché siano, sotto molti aspetti, la nazione più cristiana del mondo, che senza il male non vi può essere Cristo. No love no nothin’. Niente male, niente CristoMinor quantità del male nel mondo, minor quantità di Cristo nel mondo. Gli americani sono buoni. Di fronte alla miseria, alla fame al dolore, il loro primo moto istintivo è di aiutar coloro che soffrono la fame, la miseria, il dolore. Non vi è popolo al mondo popolo che abbia così forte, così puro, così sincero il senso della solidarietà umana. Ma Cristo esige dagli uomini la pietà, non la solidarietà. La solidarietà non è un sentimento cristiano. 

Curzio Malaparte

 

Gioia del paganesimo

I paesi d’Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui si sia preservata la gioia del paganesimo. Immaginiamoci dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c’era un muro intorno all’orlo dell’altura, essi poteva-no sbizzarrirsi nei giochi più frenetici e fare di quel luogo la più rumorosa delle nurseries; ora il parapetto è stato buttato giù, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell’isolotto, e il loro canto era cessato. […] La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Gilbert Keith Chesterton

I carnefici di domani


81353979Il lato terrificante della tecnica promana da altre sfere, rispetto alle quali le macchine hanno lo stesso rapporto del sintomo con la malattia. Queste sfere non esercitano il loro influsso solo sulla tecnica, ma su tutti gli altri ambiti. Se fosse dunque possibile arrestare qua e là un ingranaggio, per esempio la costruzione delle bombe atomiche, il terrore eromperebbe da altre parti del meccanismo. Sotto questo aspetto, per esempio, le scienze biologiche hanno quasi superato quelle fisiche, non tanto per quel che concerne i mezzi di distruzione quanto, piuttosto, la fecondazione artificiale di esseri umani: una delle più gravi infrazioni di un tabù che si possano concepire. Decine di migliaia di creature senza padre vivono già nel nostro mondo: esseri che non sono stati concepiti per amore. Saranno i carnefici di domani. La creazione di una simile casta è ben più grave dell’antica schiavitù. […] È rimasto il disagio con cui da sempre si guarda al mondo degli incubi come un dominio di esclusiva pertinenza satanica. Poiché però difettano i concetti teologici, si dà corso a curiose discussioni giuridiche, biologiche e sociologiche. Tutto questo per mostrare che non è così facile fermare l’automatismo come comunemente si ritiene. Il suo asse poggia là dove non gira più nessuna ruota. L’automatismo è oggi la potenza universale, la tecnica è la lingua universale. Non la si domina con  provincialismi. L’uomo deve invece elevarsi al di spora della propria condizione per raggiungere, attraverso la libera, spontanea forza dello spirito, una sfera universale, ove potrà abbracciare con lo sguardo l’intero processo in tutta la sua ampiezza e imponenza. Solo allora potrà ricondurlo sotto il proprio controllo e sul binario desiderato. Questa altezza non può essere raggiunta indietreggiando, ma solo avanzando e al prezzo di sacrifici, ed esclusivamente da parte di coloro che hanno a cuore le leggi di un nuovo tempo del mondo. 

Ernst Jünger, 1954

Democrazia

G.K. Chesterton
La democrazia non è filantropia; non è neppure altruismo o riformismo sociale. La democrazia non è fondata sulla pietà per l’uomo comune; la democrazia è fondata sulla reverenza per l’uomo comune, o, se volete, perfino sulla paura nei suoi confronti. Non è la paladina dell’uomo perché l’uomo è così miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia uno schiavo, quanto al fatto che non sia un re.

Gilbert Keith Chesterton

Violenza e verità

8655575071_a6dc75df6c_oÈ una strana e lunga guerra quella in cui la violenza tenta di opprimere la verità. Tutti gli sforzi della violenza non possono indebolire la verità, e non servono che a innalzarla maggiormente. Tutti i lumi della verità non possono nulla per arrestare la violenza, e non fanno che irritarla di più. Quando la forza combatte la forza, la più potente distrugge la minore; quando si oppongono i discorsi ai discorsi, quelli che sono veri e convincenti confondono e dissipano quelli che hanno soltanto vanità e menzogna: ma la violenza e la verità non possono nulla l’una sull’altra. Da ciò non si pretenda però di concludere che le cose siano uguali; perché vi è questa estrema differenza, che la violenza non ha che un corso limitato dall’ordine di Dio, il quale ne conduce gli effetti alla gloria della verità che essa assale; mentre la verità sussiste eternamente, e trionfa infine dei suoi nemici, perché è eterna e potente quanto Dio stesso.

Blaise Pascal

Le asprezze della terra

tanya-and-wendell“La gente vorrà andarvi non perché lì sarà tutto più ameno che sulla nostra Terra, ma proprio perché lì sarà tutto più duro”, dicono i propagandisti delle colonie spaziali. Questa è in sostanza la rimasticatura di un poster per l’arruolamento nei Marines, la medesima irresponsabile promessa e la medesima triste illusione che dire: “Oh, se solo potessi tirarmi via da questo misero posto, allora sì che sarei un vero uomo, allora sì che gliela farei vedere a tutti”. Permettetemi di osservare che noi non abbiamo ancora affrontato, in questo paese, le asprezze della sua terra. Come popolo, siamo ancora sprovvisti della disciplina, del carattere, del metodo per abitarla senza distruggerla. Se qualcuno di voi aspiranti cadetti spaziali vuole intraprendere una via sicura per diventare eroi, vi consiglio di installarvi con le vostre navette sul terrapieno di una miniera a cielo aperto, e di provare a renderlo coltivabile per l’anno 1990. Applicatevi a “estendere la biosfera” ai deserti causati dall’uomo.

Wendell Berry, 1976