Bisogno di consolazione

Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore di uno scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare le pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.

Stig Dagerman

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Progresso

Il vero sviluppo non consiste nel lasciarsi qualcosa alle spalle, come lungo una strada, bensì nell’estrarne la vita, come da una radice. Anche quando miglioriamo, non progrediamo mai. Il progresso, una metafora tratta dalla strada, implica, difatti, che l’uomo si lasci alle spalle la propria casa, mentre il miglioramento comporta che egli innalzi le torri o estenda i giardini della propria dimora.

Gilbert Keith Chesterton

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Plasmati

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La vecchia teoria dei caratteri nazionali fondati su diversità di ordine biologico, è crollata da tempo: ma sarebbe difficile negare l’esistenza di caratteri nazionali derivati dalla diversità delle situazioni culturali e sociali. La «natura umana», quest’entità inafferrabile, ha subito così profonde modificazioni da paese a paese e da secolo a secolo che sarebbe difficile non vedere in essa un fenomeno storico plasmato dalle condizioni sociali e dalle convenzioni vigenti. Tra gli americani, i russi e gli indiani, per esempio, le differenze sono profonde. Ma alcune, e forse le più importanti di queste differenze si manifestano sotto forma di atteggiamenti diversi nei confronti dei rapporti sociali tra gli individui, ossia nei confronti dell’assetto che dovrebbe avere la società.

Edward H. Carr

Vita futura

Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto si iscrive indelebilmente nella eternità. Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero – ogni nostro atto insomma, esteriore o interiore, che sembra sfumare senza lasciar traccia nel breve giro di pochi istanti – modella invece qualche linea della nostra personalità definitiva.
A ben guardare, anzi, soltanto nell’ambito di questa convinzione si può prendere sul serio l’esistenza. Né una filosofia che negasse ogni vita futura, né la persuasione che anche dopo si possa decidere e cambiare, sarebbero sufficienti a sostenere un autentico impegno nella lotta di quaggiù. Perché dovremmo preoccuparci di qualcosa, se tutto finisce con la morte? E se tutto è ancora in gioco dopo la morte, perché non rimandare a un’altra vita ogni decisione impegnativa e compromettente?
Come si vede, si arriva al paradosso che soltanto chi pone tutta la sua attenzione nella vita futura può vivere logicamente con impegno la vita presente; solo chi si preoccupa della eternità, può dare al tempo l’importanza dovuta.

Giacomo Biffi

Hanno spartito le mie vesti

Gli altruisti, con sottile, debole voce, denunziano Cristo come egoista. Gli egoisti (con voce ancor più debole e sottile) lo denunziano come altruista. Nella presente atmosfera si comprendono certi cavilli. L’amore di un eroe è più terribile dell’odio di un tiranno. L’odio di un eroe è più generoso che l’amore di un filantropo. C’è in ciò, una sanità profonda ed eroica, di cui gli uomini moderni possono solo raccogliere i frammenti. C’è un gigante di cui vediamo solo le braccia aperte e le gambe che camminano.
Essi hanno lacerato l’anima di Cristo in due strisce grottesche, catalogate come egoismo e altruismo, e sono egualmente imbarazzati dalla Sua magnificenza e dalla Sua insana dolcezza. Si sono divisi i Suoi vestimenti e se li sono giuocati a dadi; benché il Suo abito fosse senza costure e tessuto tutto d’un pezzo.

Gilbert Keith Chesterton

 

Libertinismo

Nella forma del libertinismo si mostra la più completa dissoluzione dei vincoli tradizionali del vivere umano e l’eccesso di un senso di libertà che si attribuisce l’indisciplinatezza come suo contrassegno, se non come merito e impresa. […] L’intera concezione ruota intorno all’idea del pneuma come privilegio aristocratico di un nuovo tipo di uomo non più soggetto agli obblighi e neppure ai criteri fino ad allora vigenti nel mondo creato. […] L’uso sfrenato di questa libertà non è soltanto questione di mancanza di divieti, ma è realizzazione positiva della libertà stessa. […] 

La trasgressione anarchica, il nichilismo delle “età di mezzo” colma quell’assenza di leggi tra una Legge e l’altra con l’arbitrio autonomo di un Io liberato, compiacendosi della smisuratezza e santificando il sacrilegio. […] Nel rifiuto di obbedire a qualsiasi dovere […] si rivela l’atteggiamento rivoluzionario senza alcun rive-stimento speculativo. Pertanto il libertinismo appartiene al nucleo della ribellione gnostica. 

Hans Jonas

I dogmi e le rape

È arduo definire l’uomo, sulle orme di Carlyle, come un ani-male che produce strumenti; le formiche e i castori e molti altri animali producono strumenti. L’uomo può essere definito come un animale che produce dogmi. Quando accumula dot-trina su dottrina e conclusione su conclusione, creando qual-che formidabile schema filoso-fico o religioso, allora, nel solo significato legittimo di cui l’espressione è suscettibile, egli sta diventando sempre più umano. Quando abbandona una dottrina dopo l’altra in un raffinato scetticismo, quando rifiuta di legarsi a un sistema, quando dice che ha superato le definizioni, quando dice che non crede nella finalità, quando, nella sua immaginazione, siede come Dio, senza serbare alcuna forma di fede ma contemplando tutto, allora, per quello stesso processo, sta lentamente affondando a ritroso nella vaghezza degli animali errabondi e nell’inconsapevolezza dell’erba. Gli alberi non hanno dogmi. Le rape sono di vedute singolarmente ampie.

 Gilbert Keith Chesterton

Progetti

La libertà sarà stata un episodio. Il termine episodio significa “parte intermedia”: il sentimento della libertà si manifesta nel passaggio da una forma di vita all’altra, fino a che quest’ultima non si rivela una forma di costrizione. Così, alla liberazione segue una nuova sottomissione: è questo il destino del soggetto, il cui significato letterale è “essere-sottomesso”. Oggi, non ci riteniamo soggetti sottomessi, ma progetti liberi, che delineano e reinventano se stessi in modo sempre nuovo. Il conseguente passaggio dal soggetto al progetto è accompagnato dal sentimento della libertà: ormai, il progetto stesso si rivela non tanto una figura della costrizione, ma piuttosto una forma ancora più efficace di soggettivazione e di sottomissione.

Byung-Chul Han

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Riluttanti

In realtà noi non abbiamo ormai molto bisogno di un antidoto contro il primo nichilismo: nella nostra Europa, la vita non è più tanto incerta, casuale, insensata. Un tale enorme potenziamento del valore dell’uomo, del valore del male, eccetera, ora non è più così necessario, noi sopportiamo una notevole riduzione di questo valore, possiamo ammettere molta insensatezza e caso: la potenza raggiunta dall’uomo consente oggi di ridurre i mezzi di disciplina, di cui l’interpretazione morale era il più forte. «Dio» è un’ipotesi troppo estrema.

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Ma le posizioni estreme non vengono scalzate da posizioni moderate, bensì da altre, a loro volta estreme, ma opposte. E così la credenza dell’assoluta immoralità della natura, della mancanza di scopo e di senso è la passione psicologicamente necessaria, quando non si può più sostenere la fede in Dio e in un ordine essenzialmente morale. Il nichilismo appare ora non perché il disgusto per l’esistenza sia maggiore di prima, ma perché si è diventati riluttanti a vedere un «senso» nel male e nell’esistenza stessa. 

Friedrich Nietzsche

 

La civiltà dell’automobile

Più una cosa è morta, inaridita e polverosa, più viaggia; così è la polvere, la lanugine del Carso e l’Alto Commissario per il Sudafrica […] La verità è che l’esplorazione e il progresso rendono il mondo più piccolo […] È sicuramente inebriante sfrecciare per il mondo in automobile vedendo l’Arabia come un vortice di sabbia o la Cina come un lampo di risaie. Ma l’Arabia non è un vortice di sabbia e la Cina non è un lampo di risaie. Sono antiche civiltà con strane virtù sepolte come tesori. Se desideriamo conoscerle, non dev’essere come turisti o investigatori, ma con la lealtà dei bambini e la grande pazienza dei poeti. Conquistare questi luoghi significa perderli. L’uomo che resta nel suo orticello, che dà su un mondo incantato, è un uomo dalle grandi idee. La sua mente crea la distanza; l’automobile stupidamente la distrugge […] E immersa in questa enorme illusione del pianeta cosmopolita, con i suoi imperi e la sua agenzia Reuter, la vita reale dell’uomo procede occupandosi di quest’albero o di quel tempio, di questo raccolto o di quel canto bacchico, totalmente incompresa, totalmente inviolata. E dal suo splendido provincialismo osserva, forse con un sorriso divertito, la civiltà dell’automobile incedere trionfante, più veloce del tempo, consumando spazio, vedendo tutto e non vedendo nulla, continuando a ruggire fino alla conquista del sistema solare, solo per scoprire il sole londinese e le stelle di periferia.

 Gilbert Keith Chesterton