Tempo regressivo

Goethe si è alzato e si è messo a camminare su e giù per la stanza, mentre io, sapendo che gli faceva piacere, sono rimasto seduto al mio posto accanto al tavolo. Lui si è fermato per un attimo davanti alla stufa, ma poi, come gli fosse venuto in mente qualcosa, mi si è avvicinato e, mettendosi un dito sulle labbra, ha detto: “Voglio rivelarle una cosa, di cui lei, in vita sua, troverà più volte conferma. Tutte le epoche regressive e degene-rescenti sono soggettive, mentre ogni epoca progressiva hanno una tendenza oggettiva. Il nostro tempo è regressivo, perché è soggettivo. E avrà modo di constatarlo non solo nelle arti, ma anche in molti altri campi. Ogni coraggiosa iniziativa muove invece dall’interiorità verso il mondo, come può vedere in tutte le grandi epoche le quali, realmente impegnate nel cercare e nel portarsi avanti, erano tutte di natura oggettiva”

Johann-Peter Eckermann, Conversazioni con Goethe

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L’hidalgo di Cristo. Postmoderno

Dalle Ande agli Appennini, in attesa di una calata dalle Alpi alle piramidi, sbarca in Italia un ispanofono noto nel mondo di lingua tedesca e tradotto da un germanista. Come dire: passaggio dal Manzanarre al Reno. Un suo pionieristico scopritore ne descrive mentalità, tecnica espressiva, efficacia. E una fissazione: glossare, continuamente “in progress”, un misterioso “testo implicito”. Che esplicitamente manda all’aria le presunzioni e le (false) certezze del “progetto illuministico”
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Eufemismo magnificato

maxresdefaultDavanti a noi un eterno Mattino Magico. Qualcosa di strano e terribi-le, che non aveva ancora nome, si stava rivelando. In un paese che non badava né alla dialettica né ai ricordi, per il bene dell’umanità si compiva la temibile unione dell’ottimismo pro-gressista e degli spiritualismi più sfrenati. Dietro ai volti ostinatamente sorridenti che si vedevano in giro incombeva la minaccia. Una specie di religione stava venendo alla luce sotto gli auspici dell’Armonia, irrefutabile più delle religioni antiche e provvista delle risorse definitive, quelle farsi per accettare ovunque. Niente di ciò che aveva davanti agli occhi esisteva ancora altrove. […] Nel nostro Paese delle Meraviglie il Bene non ha semplicemente nascosto il Male, ma ha addirittura vietato che il Male venga scritto, e che sia quindi sentito o visto. Orwell si è sbagliato di poco. Le tinte drammatiche della sua profezia gli hanno fatto mancare il bersaglio: il film-catastrofe del futuro ha tinte rosa pastello. […] La famiglia, le coppie, la felicità, i diritti dell’uomo, la “cultura adolescenziale” degli hooligans, il business, la fedeltà e la tenerezza, tutti insieme appassionatamente, i padroni, le leggi di mercato ben temperate dalla dittatura della solidarietà, l’esercito, la carità, i figli voluti e rivoluti, i neoliceali che si credono yuppies, l’erotismo piccolo piccolo, la pubblicità cosmica, gli zulù che chiedono solo di essere riconosciuti. Tutti laccati, tutti leccati, lisciati, il Meglio del Meglio si diffonde, l’Eufemismo magnificato nel peggiore dei mondi migliori divenuto spaventosamente possibile.

Philippe Muray

Umiltà fuori posto

Ciò di cui soffriamo oggigiorno è di una umiltà fuori posto. La modestia si è spostata dall’organo dell’ambizione a quello della convinzione, dove non è stata mai concepita di essere. Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.

Gilbert Keith Chesterton

Una generazione nuova

Honorarfrei-NUR-fuer-WamS-Vorabdruck-d-2Noi, i combattenti di ieri, di oggi e di domani, ci siamo trovati in un’epoca nella quale tutto ciò in cui abbiamo creduto e per cui abbiamo visto morire un’innumerevole massa di uomini, sembrava sprofondare in un mare di inutilità. Quando ci riunivamo in vari posti ed attorno a varie personalità, ciò avveniva soprattutto per l’intima convinzione della necessità di difesa. Non potevamo rinunciare a ciò per cui avevamo sacrificato tutto. Dovevamo tener viva la nostra fede che tutto ciò che avveniva aveva un senso profondo e ineluttabile. La nostra prima decisione doveva essere quella di restare fedeli alla tradizione e di dare rifugio, nei nostri cuori, alle bandiere che non potevano più esporsi senza vergogna. Così dovevano allora sentire i migliori, e quindi i più decisi di ieri dovevano anche essere i più decisi di domani, i reazionari del passato divenire i rivoluzionari del futuro. Perché nel frattempo abbiamo appreso che il nostro compito è più grande e più importante. La parola “tradizione” ha per noi assunto un nuovo significato, noi in essa non vediamo più la forma compiuta, bensì lo spirito vitale ed eterno della cui formazione ogni generazione risponde solo a sé stessa. E noi siamo, e ciò lo sentiamo ogni giorno con rinnovata coscienza, noi siamo una generazione nuova, una stirpe che attraverso le vampate e i colpi di maglio della più grande guerra della storia si è indurita e trasformata nel suo intimo. Mentre in tutti i partiti si sta completando il processo di dissoluzione, noi pensiamo, sentiamo e viviamo già in una forma del tutto diversa, e non vi è dubbio fin d’ora che aumentando la consapevolezza di noi stessi, noi sapremo esternare questa forma. Per questo noi ci sentiamo combattenti eletti per un nuovo stato. 

Ernst Jünger

Bisogno di consolazione

Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore di uno scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare le pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.

Stig Dagerman

Progresso

Il vero sviluppo non consiste nel lasciarsi qualcosa alle spalle, come lungo una strada, bensì nell’estrarne la vita, come da una radice. Anche quando miglioriamo, non progrediamo mai. Il progresso, una metafora tratta dalla strada, implica, difatti, che l’uomo si lasci alle spalle la propria casa, mentre il miglioramento comporta che egli innalzi le torri o estenda i giardini della propria dimora.

Gilbert Keith Chesterton

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Plasmati

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La vecchia teoria dei caratteri nazionali fondati su diversità di ordine biologico, è crollata da tempo: ma sarebbe difficile negare l’esistenza di caratteri nazionali derivati dalla diversità delle situazioni culturali e sociali. La «natura umana», quest’entità inafferrabile, ha subito così profonde modificazioni da paese a paese e da secolo a secolo che sarebbe difficile non vedere in essa un fenomeno storico plasmato dalle condizioni sociali e dalle convenzioni vigenti. Tra gli americani, i russi e gli indiani, per esempio, le differenze sono profonde. Ma alcune, e forse le più importanti di queste differenze si manifestano sotto forma di atteggiamenti diversi nei confronti dei rapporti sociali tra gli individui, ossia nei confronti dell’assetto che dovrebbe avere la società.

Edward H. Carr

Vita futura

Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto si iscrive indelebilmente nella eternità. Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero – ogni nostro atto insomma, esteriore o interiore, che sembra sfumare senza lasciar traccia nel breve giro di pochi istanti – modella invece qualche linea della nostra personalità definitiva.
A ben guardare, anzi, soltanto nell’ambito di questa convinzione si può prendere sul serio l’esistenza. Né una filosofia che negasse ogni vita futura, né la persuasione che anche dopo si possa decidere e cambiare, sarebbero sufficienti a sostenere un autentico impegno nella lotta di quaggiù. Perché dovremmo preoccuparci di qualcosa, se tutto finisce con la morte? E se tutto è ancora in gioco dopo la morte, perché non rimandare a un’altra vita ogni decisione impegnativa e compromettente?
Come si vede, si arriva al paradosso che soltanto chi pone tutta la sua attenzione nella vita futura può vivere logicamente con impegno la vita presente; solo chi si preoccupa della eternità, può dare al tempo l’importanza dovuta.

Giacomo Biffi

Hanno spartito le mie vesti

Gli altruisti, con sottile, debole voce, denunziano Cristo come egoista. Gli egoisti (con voce ancor più debole e sottile) lo denunziano come altruista. Nella presente atmosfera si comprendono certi cavilli. L’amore di un eroe è più terribile dell’odio di un tiranno. L’odio di un eroe è più generoso che l’amore di un filantropo. C’è in ciò, una sanità profonda ed eroica, di cui gli uomini moderni possono solo raccogliere i frammenti. C’è un gigante di cui vediamo solo le braccia aperte e le gambe che camminano.
Essi hanno lacerato l’anima di Cristo in due strisce grottesche, catalogate come egoismo e altruismo, e sono egualmente imbarazzati dalla Sua magnificenza e dalla Sua insana dolcezza. Si sono divisi i Suoi vestimenti e se li sono giuocati a dadi; benché il Suo abito fosse senza costure e tessuto tutto d’un pezzo.

Gilbert Keith Chesterton