Utopia al potere

Description=Roger Scruton - philosopher. Pic: Jeremy Young/Sunday Times November 6 2002Quando gli utopisti giungono al potere, l’instabilità stessa del loro obiettivo, che rimane sempre lontano, li obbliga a trovare, nel mondo reale, il gruppo di nemici o la cospirazione che sta impe-dendo loro la realizzazione dell’ideale. E questa è, a mio modo di pensare, la caratteristica più rilevante degli stati totalitari: il bisogno costante e implacabile di una classe di vittime, la classe di coloro che intralciano la strada dell’utopia e impediscono la sua realizzazione. In tutti gli esperimenti totalitari, dunque, si riscontrerà che il primo atto del potere centralizzato è la scelta di gruppi specifici da punire. […]

Quindi le ideologie totalitarie immancabilmente dividono gli esseri umani in gruppi di innocenti e colpevoli. Dietro la commossa retorica del Manifesto comunista, dietro la pseudo-scienza della teoria del valore-lavoro, e dietro l’analisi di classe contro la storia dell’uomo, c’è un’unica radice emozionale: il risentimento nei confronti di coloro che si trovano a proprio agio nel mondo ordinario del compromesso umano, il mondo del «noi», che intralcia la strada all’«io» trascendente della rivoluzione.

Roger Scruton

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Persona e individuo

0_abad7_7dbd9c75_XLNell’ordine sociale, la città moderna sacrifica la persona all’individuo; dà all’individuo il suffragio universale, l’eguaglianza dei diritti, la libertà d’opinione e abbandona la persona isolata, spoglia, senz’alcuna armatura sociale che la sostenga e la protegga, a tutte le potenze divoratrici che minacciano la vita dell’anima, alle azioni e reazioni spietate degli interessi e degli appetiti in conflitto, alle esigenze infinite della materia da fabbricare ed utilizzare. A tutte le avidità e a tutte le ferite che ogni uomo porta naturalmente in sé, essa aggiunge incessanti eccitazioni sensuali ed un innumerevole lancio di errori d’ogni sorta, appariscenti e taglienti, ai quali concede libera circolazione nel cielo dell’intelligenza. E dice ad ogni povero figlio degli  uomini, posto in mezzo a quel turbine: «Tu sei un individuo libero, difenditi, salvati da solo». È una civiltà omicida.

Jacques Maritain

 

Principi e pratica

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La Chiesa è intransigente sui principi, perchè crede, e tollerante nella pratica, perchè ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perchè non credono, ma intransigenti nella pratica, perchè non amano.

Reginald Garrigou-Lagrange

Tamerice nel deserto

jeremiah-1956Così parla il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal Signore! Egli è come una tamerice nel deserto: quando giunge il bene, egli non lo vede; abita in luoghi aridi, nel deserto, in terra salata, senza abitanti. Benedetto l’uomo che confida nel Signore, e la cui fiducia è il Signore! Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portare frutto».
Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?

Geremia 17, 5-9

Resistere all’apparenza

stacks_image_269Tutto il mondo è posto nella menzogna. Il potere mondano tende a risucchiarci: allora la nostra presenza deve fare la fatica di non lasciarsi invadere, e questo avviene non solo ricordando e visibilizzando l’unità tra noi, ma anche attraverso un contrattacco. Se il nostro non è un contrat-tacco (e per esserlo deve diventare espressione dell’autocoscienza di sé), se non è un gusto nuovo che muove l’energia di libertà, se non è un’azione culturale che raggiunge il livello dignitoso della cultura, allora l’attaccamento al Movimento è volontaristico, e l’esito è l’intimis-mo. L’intimismo non è presenza, per l’intensità e la verità che diamo a questa parola. […] La modalità della presenza è resistenza all’apparenza delle cose ed è contrattacco alla mentalità comune, alla teoria dominante e alla ideologia del potere; resistenza e contrattacco non in senso negativo, di opposizione, ma come lavoro. Per indicare e per definire l’esprimersi di una presenza secondo una dignità anche semplicemente umana non esiste che la parola lavoro: cioè portare dentro tutto, su tutto, l’interesse della nostra persona.

Luigi Giussani,
Viterbo 1977

Una pastorale dei divorzisti

0612je71Matrimonio indissolubile, divorzio, aborto, limitazione delle nascite, sessualità for-mano il  nodo di problemi più complicato e maligno che oggi stringe alla gola la Chiesa…Ogni questione si è  venuta de-classando da religiosa a mondana. Le questioni che premono infatti sono di costume, sociopolitiche, non di fede. Il punto è questo. Piccole differenze dot-trinarie generavano ieri eresie e scismi, mentre oggi coesistono nella Chiesa posizioni tanto divergenti  da esprimersi in linguaggi reciprocamente incomprensibili, cristiani marxisti convivono con carismatici che impongono le mani per guarire… non si può ignorare il prezzo da pagare: la dissoluzione della fede cristiana nel pluralismo contemporaneo.

Sergio Quinzio, 1974

Nel mondo con le mani vuote

gP1Giudica dunque Tu stesso chi fosse nel giusto: Tu o colui che Ti interrogò. Rammenta la prima domanda: seppur non proprio alla lettera, il suo significato è questo: “Tu vuoi andare nel mondo e ci vai  con le mani vuote, con non so con quale promessa di libertà che gli uomini, nella loro semplicità e nella loro innata intemperanza, non possono neppure concepire, e ne hanno timore e spavento, giacché nulla fu mai per l’uomo e per la società umana piú intollerabile della libertà! Vedi Tu invece queste pietre in questo nudo e rovente deserto? Mutale in pani e l’umanità correrà dietro a Te come un riconoscente e docile gregge, con l’eterna paura di vederti ritirare la Tua mano, e di rimanere senza i Tuoi pani”. Ma Tu non hai voluto privare l’uomo della libertà e hai rifiutato l’invito, perché, cosí ragionasti, dove sarebbe la libertà, se  il consenso fosse comperato coi pani? Tu hai obiettato che l’uomo non vive di solo pane, ma sai che nel nome di questo  pane terreno, insorgerà contro di Te lo spirito della terra e lotterà con Te e Ti vincerà, e tutti lo seguiranno, esclamando: “Chi è comparabile a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco del cielo!”. Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!”, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si leverà contro di Te e che abbatterà il Tuo tempio. 

Fëdor Dostoevskij, La Leggenda del Grande Inquisitore