Prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani

Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

Antonio Gramsci

I carnefici di domani


81353979Il lato terrificante della tecnica promana da altre sfere, rispetto alle quali le macchine hanno lo stesso rapporto del sintomo con la malattia. Queste sfere non esercitano il loro influsso solo sulla tecnica, ma su tutti gli altri ambiti. Se fosse dunque possibile arrestare qua e là un ingranaggio, per esempio la costruzione delle bombe atomiche, il terrore eromperebbe da altre parti del meccanismo. Sotto questo aspetto, per esempio, le scienze biologiche hanno quasi superato quelle fisiche, non tanto per quel che concerne i mezzi di distruzione quanto, piuttosto, la fecondazione artificiale di esseri umani: una delle più gravi infrazioni di un tabù che si possano concepire. Decine di migliaia di creature senza padre vivono già nel nostro mondo: esseri che non sono stati concepiti per amore. Saranno i carnefici di domani. La creazione di una simile casta è ben più grave dell’antica schiavitù. […] È rimasto il disagio con cui da sempre si guarda al mondo degli incubi come un dominio di esclusiva pertinenza satanica. Poiché però difettano i concetti teologici, si dà corso a curiose discussioni giuridiche, biologiche e sociologiche. Tutto questo per mostrare che non è così facile fermare l’automatismo come comunemente si ritiene. Il suo asse poggia là dove non gira più nessuna ruota. L’automatismo è oggi la potenza universale, la tecnica è la lingua universale. Non la si domina con  provincialismi. L’uomo deve invece elevarsi al di spora della propria condizione per raggiungere, attraverso la libera, spontanea forza dello spirito, una sfera universale, ove potrà abbracciare con lo sguardo l’intero processo in tutta la sua ampiezza e imponenza. Solo allora potrà ricondurlo sotto il proprio controllo e sul binario desiderato. Questa altezza non può essere raggiunta indietreggiando, ma solo avanzando e al prezzo di sacrifici, ed esclusivamente da parte di coloro che hanno a cuore le leggi di un nuovo tempo del mondo. 

Ernst Jünger, 1954

Ecologia sociale

bdc094cc-cb75-4fb0-a0dd-fc27160025a4-2Dovremmo riprodurre gli embrioni come scorta per adulti finiti? Dovremmo manipolare il processo genetico per provvederci di bambini disegnati su misura per soddisfare quei viventi, ad esempio, che vogliono un figlio con due padri e nessuna madre? Siamo nel bel mezzo di un processo di manipolazione del non-nato per interesse dei vivi. È un atto di empietà. I vivi esistono nell’interesse dei non-nati, non il contrario. Se perdiamo questo punto di vista, decade anche l’istinto del futuro da cui dipendono le società, l’istinto di sacrificare se stessi per chi non è ancora nato. Se i non-nati invece sono sacrificati per i vivi, il mondo scivola verso la fine. È il principio dell’ecologia sociale. 

Roger Scruton

Il limite della volontà

GKC_Camera_FullNon si può ammirare la volontà in generale perché l’essenza della volontà è di essere particolare. […] Tutti gli adoratori della volontà mancano di volizione; possono appena desiderare, non volere. Una prova di ciò, se occorresse, si può trovarla facilmente nel fatto che tutti costoro parlano della volontà come di qualcosa che erompe, che si espande. Ma è proprio vero il contrario: ogni atto di volontà è un atto di autolimitazione. Desiderare una azione è desiderare una limitazione. In questo senso ogni atto è un atto di autosacrificio. Scegliendo una cosa, voi rifiutate tutte le altre. […] Ogni atto rappresenta una scelta e un’esclusione irrevocabile. 

Gilbert Keith Chesterton

Scuoiati vivi

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Strani filosofi, maestri del pensiero alla moda esaltano la liberazione dalle inibizioni di tutti i nostri desideri. La libertà corre verso la schiavitù. I demoni che avevamo creduto esorcizzati si levano dall’interno di noi stessi e ci lacerano. Siamo degli scuoiati vivi. Le scienze non rispondono alle domande più angosciose, non migliorano niente e lasciano l’uomo spaventato sull’orlo dell’abisso.

Eugène Ionesco

Materia prima

018-metropolis-theredlistÈ nel potere dell’Uomo trattare se stesso come un semplice «oggetto naturale» e i propri giudizi di valore come materia prima da manipolare scientificamente al-terandola a piacere. L’obiezione a un tale operato non risiede nel fatto che questo punto di vista (come per chi entri in sala anatomica per la prima volta) sia doloroso e traumatico finché non vi saremo abituati; dolore e trauma costi-tuiscono tutt’al più un avvertimento e un sintomo. La vera obiezione è che se l’Uomo sceglie di trattare se stesso come materia prima, materia prima sarà; e non materia prima che, come aveva ingenuamente immaginato, sarebbe lui a manipolare, ma il semplice appetito, vale a dire la semplice Natura nella persona dei suoi Condizionatori disumanizzati. […] I valori tradizionali sono destinati a essere «ridimensionati» e il genere umano a essere rimodellato secondo la volontà (o addirittura, secondo l’arbitrio) di pochi fortunati di una generazione futura che abbia imparato come farlo.

C. S. Lewis

Rovine

cero_netti 3I demoni non sono più esclusivi abitatori di rovine. Hanno capito che questa civiltà è tutta un immenso brulicare di rovine, perché riflette l’uomo nella sua integrità di male. Allora si postano qua e là, come càpita. Ogni luogo è buono.

Non si vive «in attesa di una catastrofe», la catastrofe è vivente nell’umanità contempo-ranea come una divinità terribile nel proprio santuario, e ogni avanzamento della Tecnica è un suo movimento in avanti, un segno della sua attiva, della sua irreprimibile presenza.

Guido Ceronetti

Dittatura del Nuovo Mondo

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Il dittatore scientifico del futuro collocherà le sue macchine mormoranti e i suoi proiettori subliminali nelle scuole e negli ospedali, perché i bambini e i malati sono suggestionabilissimi, e in tutti i luoghi pubblici dove sia possibile assoggettare la gente ad un processo preliminare di rammollimento, mediante oratoria o qualche rituale.

Aldous Huxley

Faustismo di paranoici

1Procreazione assistita è una parola-passamontagna, che copre una rapina di senso. Per dire la cosa si dovrebbe usare l’aggettivo innaturale o extranaturale o transnaturale oppure l’espressione: procrea-zione di laboratorio, che è senza ipocrisie. Quanto a biotecnologie, che implicano anche la procreazione di laboratorio, nella sua tagliente nudità il termine mi sembra appropriato, ed è una porta bianca dietro la quale si consumano e si consumeranno innumerevoli e strazianti crimini. Siamo davvero già molto avanti. Si può dire che, colpo su colpo, tutto quel che la genetica alleata alla follia del profitto ha fatto subire alle bestie destinate ai macelli, gli orrori della sperimentazione e dell’allevamento, sia destinato a ricadere sull’uomo, inventore di quell’oceano d’infamie, produttore (i nostri famosi mercati!) di sofferenze mute illimitate. «Se tocchiamo il corpo, tutto è perduto»: è la parola di un grande biologo, che era anche un filosofo, Jean Rostand. Intendeva le fantasie manipolatorie, non gli atti chirurgici necessari. Il corpo è più che toccato, lo sarà sempre più, e la nostra dannazione non avrà più fine, finché non avremo cessato di esistere. Siamo anche produttori di leggi orbe, o cieche del tutto. È chiaro che la legge è messa in moto e orientata dalla pressione esterna, che è per un libero parlamento quel che è il peso dell’oceano sulla vegetazione dei fondali. La legge salva la ricerca, dietro la quale c’è l’onnipotenza dell’industria, ormai planetaria, per il disvelamento del tragico fondamentale di quel che non si vuole comprendere nel tragico, l’economia, che piglia il nome idiota (l’aspetto fool del tragico) di globalizzazione. Sulla procreazione di laboratorio abbiamo adesso, qui, una legge che certe porte le spalanca e certe altre mantiene chiuse. Ma si sa che le porte oggi chiuse saranno dei vaevieni domani: si tratta solo di far maturare i tempi, che del resto maturano molto celermente. […] È il cuore incandescente del problema che va messo a nudo. Ernst Jünger centrò la questione con l’osservazione: «I figli della provetta saranno i criminali di domani».  Estendiamo. Domandiamoci perché quel che faticosamente siamo riusciti, probabilmente sbagliando tutto, a isolare e a proteggere mentalmente come bene sia sempre più un lumino sperduto, un lanternino rosso in una miniera scoppiata, nei destini collettivi umani, nelle generazioni umane di ogni parte della terra… […] La ragione, la ricerca, le ragioni della ricerca… 2La tenebra ha esultato: ecco la sterilità in briciole, surrogata da infamie, da procedimenti di vergogna. Calvario femminile senza fine: anche se volontario, triste, tragico calvario. E altre nascite di perdizione, di perdizione sempre più incalzante: nascite neppure più provocate da un incontro indifferente o forzoso, ma dal vuoto, da una manovra di laboratorio. Mostruosità inconcepibili perfino nella più nera stregoneria: seme ibernato, embrioni congelati, figli di due padri, di due madri, di vergini dannate, un faustismo di paranoici, una litania omicida. Ne senti parlare con naturalezza, come problema (tutto è problema!): bioetico, giuridico, politico, anche lì una destra, una sinistra, un magistero, un premionobelismo oracolare, una finale «vittoria del buon senso», del centrismo morale, un capolavoro di equilibrio: la porta aperta adagio, invece che spalancata subito, quanto basta per rassicurare commercio, industria, cliniche universitarie e private, turismo biogenetico nei posti più avanguardisti, dibattiti (sempre ampi, non ce n’è mai uno esile, filiforme), illuminismo contro teologia, scienza contro ignoranza, Duemila contro Medioevo… Come in ogni onesto crimine, c’è una vittima – di cui infischiarsene, una vittima che addirittura deve ringraziare il fantastico apparato che lo ha generato… altrimenti, chissà, avrebbe perso l’Appuntamento con la Storia, poveretto, nel suo non-essere di poltrone, di renitente all’ovulo della bisavola ignota. La vittima è lo sventurato prodotto di quell’osceno traffico, una creatura cavata con mani empie dal nulla, che soltanto nell’odio potrà trovare un ubi consistam, una propria identità di persona. Se volete spargere lacrime, spargetele su questi poveri nati.

Guido Ceronetti
La Stampa, venerdì 19 luglio 1998.