Solidarietà

image8Gli americani non sono cinici, sono ottimisti. E l’ottimismo è di per se stesso un segno di innocenza. Chi non fa, né pensa il male, è portato non già a negare l’esistenza del male, ma a rifiutar di credere alla fatalità del male, a rifiutarsi di ammettere che il male sia inevitabile e inguaribile. Gli americani credono che la miseria, la fame, il dolore, tutto si può combattere, che si può guarir dalla miseria, dalla fame, dal dolore, che v’è rimedio a ogni male. Non sanno che il male è inguaribile. Non sanno, benché siano, sotto molti aspetti, la nazione più cristiana del mondo, che senza il male non vi può essere Cristo. No love no nothin’. Niente male, niente CristoMinor quantità del male nel mondo, minor quantità di Cristo nel mondo. Gli americani sono buoni. Di fronte alla miseria, alla fame al dolore, il loro primo moto istintivo è di aiutar coloro che soffrono la fame, la miseria, il dolore. Non vi è popolo al mondo popolo che abbia così forte, così puro, così sincero il senso della solidarietà umana. Ma Cristo esige dagli uomini la pietà, non la solidarietà. La solidarietà non è un sentimento cristiano. 

Curzio Malaparte

 

Intimità con la sostanza

fl-100415-03I libri non cambiano, è piuttosto il lettore a mutare assieme a coloro che lo circondano. L’esperienza personale e storica e quindi le prospettive si trasformano di generazione in generazione. Eppure un buon autore può continuare ad essere moderno, e non per vocazione profetica ma grazie ad una maggiore intimità con la sostanza. 

Ernst Jünger

Fanatici


Uomini che cominciano a combattere le Chiesa per amore della libertà e della umanità finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa. […]3375466-2
Noi non ammiriamo – e giustifichiamo appena – il fanatico che devasta questo mondo per amore dell’altro; ma che dire del fanatico che devasta questo mondo in odio dell’altro? Egli sacrifica l’esistenza della umanità alla non esistenza di Dio: non offre le sue vittime all’altare, ma semplicemente le sacrifica per dimostrare che l’altare è inutile e il trono è vuoto; è disposto a distruggere anche questo primordiale principio etico, per il quale tutte le cose vivono per la sua strana ed eterna mania di vendetta su qualcuno che secondo lui non ha vissuto affatto.

Gilbert Keith Chesterton

Il limite della volontà

GKC_Camera_FullNon si può ammirare la volontà in generale perché l’essenza della volontà è di essere particolare. […] Tutti gli adoratori della volontà mancano di volizione; possono appena desiderare, non volere. Una prova di ciò, se occorresse, si può trovarla facilmente nel fatto che tutti costoro parlano della volontà come di qualcosa che erompe, che si espande. Ma è proprio vero il contrario: ogni atto di volontà è un atto di autolimitazione. Desiderare una azione è desiderare una limitazione. In questo senso ogni atto è un atto di autosacrificio. Scegliendo una cosa, voi rifiutate tutte le altre. […] Ogni atto rappresenta una scelta e un’esclusione irrevocabile. 

Gilbert Keith Chesterton

Rivoluzione

Gli uomini hanno cercato di trasformare il verbo «rivoluzionare» da transitivo a intransitivo. Il giacobino vi indicherebbe non solo il sistema contro il quale dovreste ribellarvi, ma (quel che più importa) anche il sistema contro il quale non dovreste ribellarvi, nel quale dovreste avere fiducia. I nuovi ribelli non sono scettici e non hanno intera fiducia in niente. Non sono fedeli a niente e non potranno mai essere dei veri rivoluzionari. Il fatto che essi dubitino di ogni cosa sbarra loro il cammino ogni qual volta essi vogliono denunciare qualche cosa. Ogni denuncia implica una dottrina morale; ora il moderno rivoluzionario, non solo dubita dell’istituto che egli denuncia, ma anche della dottrina, in base e in favore della quale egli la denuncia. […] L’uomo moderno con tutte le sue intenzioni di rivolta è diventato praticamente inutilizzabile per la rivolta. Col ribellarsi contro ogni cosa ha perduto il diritto di  ribellarsi contro qualcosa.

Gilbert Keith Chesterton

Il pericolo del pensiero

P20-GKC-800x500Il pericolo consiste in questo: che l’intelletto umano è libero di distruggersi. Come una generazione potrebbe distruggere l’esistenza della generazione successiva, se tutti si facessero frati o si gettassero in mare, così un gruppo di pensatori può fino a un certo punto impedire alla generazione futura di pensare, insegnando che tutto quello che pensano gli uomini non ha valore alcuno. È ozioso parlare sempre dell’alternativa di ragione e di fede. La ragione stessa è materia di fede. È un atto di fede asserire che i nostri pensieri hanno una qualsiasi relazione con la realtà. […] C’è un pensiero che arresta il pensiero; ed è il solo che è necessario. 

Gilbert Keith Chesterton

 

Virtù selvagge

65Gli uomini moderni non sono cattivi, in un certo senso sono fin troppo buoni. Il mondo è pieno di virtù selvagge e messe in subbuglio. Quando un sistema religioso è sconvolto, come il cristianesimo all’epoca della Riforma, non si scatenano soltanto i vizi. I vizi – rilasciati – dilagano e danneggiano. Ma neanche le virtù, lasciate in balìa di se stesse, si diffondono più selvaggiamente e fanno anche più terribili danni. Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane che sembrano come folli: sono divenute folli perché sono scisse una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità, ed è una verità senza pietà; così alcuni umanitari coltivano la pietà, e la loro pietà, (mi dispiace dirlo) è spesso nemica della verità.  

Gilbert Keith Chesterton

 

Il cerchio e la croce

Chesterton5Come abbiamo preso il circolo per simbolo della ragione e della pazzia così possiamo prendere la croce per simbolo del mistero e della salute. Il buddismo è centripeto; il cristianesimo è centrifugo: esso erompe. Il circolo è, per sua natura, infinito e perfetto, ma resta fissato nelle sue dimensioni; non può essere più gran-de né più piccolo. La croce, che ha nel suo centro una collisione e una contrad-dizione, può stendere le sue quattro braccia all’infinito senza alterare la sua forma. Per il paradosso centrale che essa contiene può crescere senza cambiare. Il circolo ritorna su se stesso ed è chiuso. La croce apre le sue braccia ai quattro venti; è un segnale indicatore per viaggiatori in libertà.

Gilbert Keith Chesterton

L’abbandono

121507077Le nozioni di amore e di contemplazione non sono più neanche nozioni diventate ridicole, sono completamente abbando-nate. L’idea stessa di metafisica, quando non anima le collere, suscita sogghigni. La crisi è incominciata da molto tempo. Forse, già a partire dal XVII secolo, la cultura ha affrettato il proprio decadimen-to. È diventata sempre più umanizzante, invece di essere spiritualistica. Ci sono sorrisi di santi, di angeli e di arcangeli sui volti delle sculture che si trovano nelle cattedrali. Non sappiamo più guardarli.
Gli uomini girano intorno in quella loro gabbia che è il pianeta, perché hanno dimenticato che si può guardare il cielo. Come vivere, come vivere bene, come possedere il mondo, come goderne, come rimpinzarci, dunque come produrre oggetti amabili, strumenti del nostro piacere, come godere continuamente senza tenere conto degli altri, rifiutando il loro godimento senza neanche porci il problema della loro felicità o infelicità, come industrializzare l’umanità fino alla saturazione?

Ecco che cosa si sono proposti gli uomini e quello che si chiama umanesimo.
Si tratta dell’abbandono delle cure spirituali o metafisiche. Il problema del nostro destino, della nostra esistenza nell’universo, del valore o della precarietà delle condizioni esistenziali nelle quali viviamo, non è più stato preso in considerazione.

Eugène Ionesco

Come alla luce di un lampo


mdecoarte6_maxQuesta volta avevo avuto il fatto mio. Nell’attimo stesso del colpo, compresi che la pallottola aveva troncato la vita alla radice. Sulla strada di Mory avevo già sentito la mano della morte, ma questa volta essa stringeva più forte e più deci-sa. Mentre crollavo pesantemente sul fondo della trincea, ebbi la certezza di essere definitivamente perduto. Eppure, cosa strana, quel momento è stato uno dei rarissimi nei quali possa dire di essere stato veramente felice. Compresi in quell’attimo, come alla luce di un lampo, tutta la mia vita nella sua più intima essenza. Provai una certa sorpresa per il fatto che essa dovesse finire proprio in quel punto; ma quella sorpresa, devo dire, era piena di felicità. Sentii, piano piano, i colpi indebolirsi come se stessi sprofondando sotto la superficie di un’acqua scrosciante.

Ernst Jünger