Un ordine di marcia provvisorio

senza-titoloLa civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani, e non, come potremmo definirli, dei “cristianisti”. Un bell’esempio di ciò è fornito da papa Gregorio Magno. La sua riforma ha gettato le basi del Medioevo europeo. Ora, egli credeva che la fine del mondo fosse prossima. E questa, a suo avviso, doveva comunque privare ogni “civiltà cristiana” dello spazio in cui dispiegarsi. Ciò di cui ha gettato le fondamenta, e che doveva durare tutto un millennio, non era a suo avviso che un ordine di marcia provvisorio, un modo di sistemare la casa che si sta per lasciare. Al contrario, quelli che si propongono, come scopo primario della loro azione, di “salvare l’occidente cristiano”, devono guardarsi dal praticare una condotta che (gli esempi non mancano) si situa la di fuori di ciò che è autorizzato dall’etica cristiana, o anche dalla morale comune più elementare.

Rémi Brague

Spopolamento

97005473Il più compiuto atto di uccisione, fra quanti se ne eseguono oggi, è quello rivolto contro i nascituri. È da prevedere che questo fenomeno, il quale, riferito all’individuo, ha il senso di una garanzia della comodità della vita del singolo, in un mondo dominato dal tipo umano avrà una funzione di strumento di politica demografica. In tal caso, non è difficile indovinare come prossima la scoperta dell’antichissima dottrina politica teorizzante lo spopolamento.

Ernst Jünger,
1932

Una luce diversa

Quelli che esibiscono una costante diffidenza nei confronti dell’umanità credono di detenere una sorta di privilegio nella reale conoscenza delle cose. Arrivano a vedere tutto, non li si inganna. […] Ma quando la vita si arma sino ai denti per sconfiggerci, quando celebra le sue cupe orge, allora contano la lotta e la fede. E non è in questi tempi che è difficile credere. Perché quando la malvagità è messa a nudo, rivela anche la sua sterilità. In mezzo alla devastazione il male perde peso, vediamo la sua intima impotenza. Come mai prima percepiamo la bontà come il solo elemento positivo, come una potente realtà. […] Si guardano con sufficienza i credenti. E tuttavia è in loro che sono conservate le ricchezze dell’umanità. Sono i grandi forzieri su cui noi tutti contiamo, da cui attingiamo quel che abbiamo bisogno per resistere, alcuni apertamente, alla luce del giorno, altri solo di nascosto, dopo il calar del buio, imbarazzati di farsi vedere tra i bisognosi. […] Se davvero un giorno i forzieri restassero vuoti, tutti noi diventeremmo così poveri che non riusciremmo più a sopportare la vita.
Non c’è perciò motivo di dileggiare i credenti, neppure quando la loro fede appare ingenua. Il loro volto irradia comunque una luce diversa da quella che illumina il fine sorriso di uno scettico. La loro presenza nel mondo è di tutt’altro peso.
Quelli che capiscono troppo poco della vita sono più preziosi di quelli che capiscono troppo.

Pär Lagerkvist

Materia prima

018-metropolis-theredlistÈ nel potere dell’Uomo trattare se stesso come un semplice «oggetto naturale» e i propri giudizi di valore come materia prima da manipolare scientificamente al-terandola a piacere. L’obiezione a un tale operato non risiede nel fatto che questo punto di vista (come per chi entri in sala anatomica per la prima volta) sia doloroso e traumatico finché non vi saremo abituati; dolore e trauma costi-tuiscono tutt’al più un avvertimento e un sintomo. La vera obiezione è che se l’Uomo sceglie di trattare se stesso come materia prima, materia prima sarà; e non materia prima che, come aveva ingenuamente immaginato, sarebbe lui a manipolare, ma il semplice appetito, vale a dire la semplice Natura nella persona dei suoi Condizionatori disumanizzati. […] I valori tradizionali sono destinati a essere «ridimensionati» e il genere umano a essere rimodellato secondo la volontà (o addirittura, secondo l’arbitrio) di pochi fortunati di una generazione futura che abbia imparato come farlo.

C. S. Lewis

La libertà è soggezione a un ordine

NGD 4Ma se il reazionario è impotente nel nostro tempo, la sua condizione lo obbliga a testi-moniare la sua ripugnanza. La libertà, per il reazionario, è soggezione a un ordine.
Infatti, anche quando non sia né necessità né capriccio, tuttavia la storia non è per il reazionario dialettica della volontà imma-nente, ma avventura temporale fra l’uomo e quanto lo trascende. Le sue opere sono tracce, sulla sabbia smossa, del corpo dell’uomo e del corpo dell’angelo. La storia del reazionario è un brandello, strappato dalla libertà dell’uomo, che sventola al soffio del destino.
Il reazionario non può tacere, perché la sua libertà non è solo l’asilo in cui l’uomo sfug-ge al traffico che lo stordisce e dove si rifugia per riprendere in mano sé stesso. Nell’atto libero il reazionario non prende soltanto possesso della propria essenza.
La libertà non è una possibilità astratta di scegliere fra beni noti, ma la condizione concreta all’interno della quale ci è concesso il possesso di nuovi beni. La libertà non è istanza che risolva contese fra istinti, ma la montagna dalla quale l’uomo contempla l’ascesa di nuove stelle, nella polvere luminosa del cielo stellato. La libertà pone l’uomo fra divieti che non sono fisici e imperativi che non sono vitali. Il momento libero dissipa la vana chiarezza del giorno, perché si erga, sull’orizzonte dell’anima, l’immobile universo che fa scivolare i suoi lumi passeggeri sul tremore della nostra carne.

Nicolás Gómez Dávila
Estratto da  Il Vero Reazionario

Estremo orizzonte dell’immaginazione

painting1Le produzioni di quelle ricche e grandi anime del tempo passato sono ben al di là dell’estremo orizzonte della mia immaginazione e della mia aspirazione. I loro scritti non soltanto mi soddisfano e mi riempiono, ma mi stupiscono e mi lasciano sbigottito per l’ammirazione. Io giudico la loro bellezza; la vedo, se non fino in fondo, almeno fino al punto in cui mi è impossibile aspirarvi. 

Michel de Montaigne

Il grido del daino

st-patrick-writings_1394548218Io sorgo oggi
grazie a una forza possente, l’invocazione della Trinità,
alla fede nell’Essere Uno e Trino
alla confessione dell’unità
del Creatore del Creato.

Io sorgo oggi
grazie alla forza della nascita di Cristo e del suo battesimo,
alla forza della sua crocifissione e della sua sepoltura,
alla forza della sua resurrezione e della sua ascesa,
alla forza della sua discesa per il Giudizio Universale.

Io sorgo oggi
grazie alla forza dell’amore dei cherubini,
in obbedienza agli angeli,
al servizio degli arcangeli,
nella speranza della resurrezione e della ricompensa,
nelle preghiere dei patriarchi,
nelle predizioni dei profeti,
nelle predicazioni degli apostoli,
nella fede dei confessori,
nell’innocenza delle vergini,
nelle imprese dei giusti.

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Frammento pasquale / 1

golgotha-1900Per il cristiano odierno la crocifissione fu un lacrimevole errore giudiziario. La facoltà di percepire la misteriosa necessità del tremendo morì con il dramma greco e gli altari cristiani.

Nicolás Gómez Dávila

Quello che con Dio combatte

the-vision-after-the-sermon-jacob-wrestling-with-the-angel-1888

E quella notte si levò
Prende le sue due donne e le sue due schiave
E passa il guado dello Iabbòq
Tirandoseli appresso gli fa passare il rivo
L’intera sua masnada lo passerà con lui

E Giacobbe rimase solo

E un uomo lo abbrancò e lo torse
Finchè l’aurora sorse
Ma vide cha a batterlo non riusciva
Nella conca dell’inguine gli sferra un colpo
E la forza con cui si dibatteva
Dagli inguini percossi a Giacobbe andò via
Lasciami l’aurora è sorta dice
E l’Altro no se non pieghi
Le tue ginocchia non ti lascerò
Poi gli domanda qual è il tuo nome?
Gli risponde è Giacobbe
Non sarai più Ia ‘aqòv gli dice
Non sarai più il Soppiantatore
Tu sarai Isra-‘El il Vincitore
Perché sei Quello che con Dio combatte
E tra gli uomini l’Imbattibile
E Giacobbe lo interroga
Ora dimmi il tuo nome dice
L’Altro risponde vuoi che sia tuo il mio Nome?
E in quel punto di grazia lo pervase
Giacobbe chiamò quel Luogo
Col nome di Penuèl Dio si è svelato
Per aver visto proprio in faccia Dio

Traendo in salvo la vita 

Era un sole raggiante
Quando si incamminò oltre Penuèl
Ma era debole e zoppicava

Genesi 32, 23-32
versione di Guido Ceronetti

Nel mondo con le mani vuote

gP1Giudica dunque Tu stesso chi fosse nel giusto: Tu o colui che Ti interrogò. Rammenta la prima domanda: seppur non proprio alla lettera, il suo significato è questo: “Tu vuoi andare nel mondo e ci vai  con le mani vuote, con non so con quale promessa di libertà che gli uomini, nella loro semplicità e nella loro innata intemperanza, non possono neppure concepire, e ne hanno timore e spavento, giacché nulla fu mai per l’uomo e per la società umana piú intollerabile della libertà! Vedi Tu invece queste pietre in questo nudo e rovente deserto? Mutale in pani e l’umanità correrà dietro a Te come un riconoscente e docile gregge, con l’eterna paura di vederti ritirare la Tua mano, e di rimanere senza i Tuoi pani”. Ma Tu non hai voluto privare l’uomo della libertà e hai rifiutato l’invito, perché, cosí ragionasti, dove sarebbe la libertà, se  il consenso fosse comperato coi pani? Tu hai obiettato che l’uomo non vive di solo pane, ma sai che nel nome di questo  pane terreno, insorgerà contro di Te lo spirito della terra e lotterà con Te e Ti vincerà, e tutti lo seguiranno, esclamando: “Chi è comparabile a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco del cielo!”. Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!”, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si leverà contro di Te e che abbatterà il Tuo tempio. 

Fëdor Dostoevskij, La Leggenda del Grande Inquisitore