Segesta

cp1utrhweaeoowxIl tempio si incastra nel paesaggio in una compatta unità di forza selvaggia e di armonia. Era una giornata nuvolosa e tirava vento; il moto delle nubi e l’equilibrio dei monti sembravano subire il dominio del santuario. Se non ci fosse il tempio a concedere una dilazione, le forze della natura si scaglierebbero titanicamente l’una sull’altra. Il rapporto ideale tra potenza e ordine è raggiunto nella distribuzione in linea orizzontale e verticale: con la contemplazione lo spirito acquista sicurezza e quietudine. Simili edifici sono installazioni di ordine superiore, nella cui sfera d’influenza la vita artistica ed eroica si nutre per secoli. Vi si esterna in un sol colpo l’intera forza terrestre; in questo senso è il suolo a sospingerli, come per effetto di un processo di cristallizzazione. Si sente che tra questi edifici e il suolo c’è un’affinità; eppure sono composizioni dello spirito – perciò si tratta al tempo stesso di formazioni della potenza incosciente e di quella cosciente.

Ernst Jünger

Un popolo vinto

curzio-malaparte-3-1024x600Voglio bene agli Americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo stia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa aver torto, che è cosa immorale aver torto. Perché credono che essi solo son galant-uomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina. 

Curzio Malaparte

Questo prematuro accontentarsi

munch-e-friedrich-nietzscheL’adattarsi troppo spesso a cerchie, a compiti, a società, a regole di lavoro quotidiano impostoci dal caso, quando né la nostra forza né la nostra meta hanno ancora avuto imperiosamente accesso alla nostra coscienza; la precoce sicurezza, soddisfazione e volgarità della coscienza ottenute con tale adattamento, questo prematuro accontentarsi che si insinua nello spirito come una liberazione dall’inquietudine interiore ed esteriore, e vizia e abbassa nel modo più pericoloso; l’apprendere a valutare alla maniera dei “propri simili”, quasi non avessimo in noi una misura e il diritto di fissare valori; lo sforzo di emettere valutazione conformi, contro la interna voce del gusto, che è pure una coscienza – tutto ciò diventa un terribile e sottile incatenamento; se non finisce per provocare un’esplosione che di colpo faccia saltare tutti i vincoli dell’amore e della morale, uno spirito simile si intristisce, si rimpicciolisce, di femminizza, si fa “cosa”. L’opposto è abbastanza triste, è vero, ma pur sempre migliore: soffrire del proprio ambiente, tanto della sua lode quanto del suo biasimo, diventarne piegati ed esulcerati senza farlo capire; difendersi con involontaria diffidenza, dall’amore di quelli che ci circondano, imparare a tacere, crearsi angoli e solitudini inviolabili per i momenti in cui si vuole respirare – finché si sia abbastanza forti per dire: “che cosa ho a che fare con voi?”. E andare per la propria strada.
Friedrich Nietzsche

Soggetti smarriti

http%3A%2F%2Fphp.grupporetina.it%2Farthemisia%2Fintra%2Fupload%2Fcontenuti%2Fimage%2Foriginal%2F159webL’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti, quello moderno i soggetti in oggetti. Possiamo supporre che il primo si illuda, ma sappiamo con certezza che il secondo si sbaglia.

Quanto più l’uomo crede di essere libero, tanto più facile è indottrinarlo.

«Fine delle ideologie» è il nome con cui si celebra il trionfo di una determinata ideologia.

Nicolás Gómez Dávila

La voce della società

foto_Carlo_Michelstaedter_particolare– La senti la voce della società? È come un ronzio colossale – ma se porgi l’orecchio a seguir i singoli suoni, udirai voci d’impazienza, d’eccitamento, voci di gaudenti senza gioia, di comando senza forza, di bestemmia senza scopo. E se li guardi negli occhi, vedrai in tutti, nel lieto e nel triste, nel ricco e nel povero – lo spavento e l’ansia della bestia perseguitata. Guarda  tutti come s’affrettano, s’incontrano s’urtano, commerciano. Sembra davvero che ognuno vada a qualche cosa. Ma dove vanno, e che vogliono? E perché si difendono così l’uno dall’altro e si combattono?

Carlo Michelstaedter

Portatori di un’idea universale

8Zc04Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprende-vano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, […] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!

 Fëdor  Dostoevskij

La fede delle masse

cs.enemy

Per le masse è diventata in gran parte del tutto ovvia una condizione di pura mondanità. Sono diventate – non oserei servirmi di tale espressione se non fosse già stata formulata dal padre gesuita Alfred Delp – inette a Dio. In questo stadio, le masse non richie-dono più né teologia né morale. […]
Le élites che guidano e progettano costruiscono se stesse e le masse da loro guidate ricorrendo a interpretazioni di filosofia della storia. Ogni propagan-da di massa ricerca la propria evidenza dimostrando di stare dalla parte delle cose a venire. Tutta la fede delle masse si riduce alla fede nel fatto di ritrovarsi dalla parte giusta, mentre l’avversario si trova da quella sbagliata, poiché tempo, futuro e sviluppo lavorano contro di lui.

Carl Schmitt,
Donoso Cortes, 1944