Sfruttare il nome di Cristo

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In ogni caso non v’è dubbio che l’idea dell’Anticristo, la quale secondo l’opinione della Bibbia – Antico e Nuovo Testamento – sta ad indicare l’ultimo atto della tragedia storica, non sarà la semplice incredulità, né la negazione del cristianesimo, né il materialismo o qualche cosa del genere, ma sarà l’impostura religiosa, allorché il nome di Cristo sarà sfruttato da tutte le potenze umane che nelle azioni e nello spirito sono estranee e direttamente ostili a Cristo e al suo spirito.

Vladimir Solov’ev

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Fianco a fianco

000006c6_bigÈ vero che la Chiesa ha ordinato ad alcuni uomini di battersi e ad altri di non battersi, ed è vero che quelli che si battevano erano come folgori, quelli che non si battevano come statue. Tutto questo significa semplicemente che la Chiesa ha voluto servirsi dei suoi super-uomini come dei suoi tolstoiani. C’è qualcosa di buono nella vita guerresca, per cui molti uomini eccellenti hanno scelto di essere soldati; c’è del buono nella idea della non-resistenza, per cui altri hanno preferito essere quaccheri. Tutto quello che la Chiesa fece (fino al punto in cui credette di farlo) fu per impedire che una delle due cose cac-ciasse l’altra: dovevano esistere fianco a fianco. 

Gilbert Keith Chesterton

Per ogni evento un’ora

Eerste versie van het rotsachtige landschap met een wandelaarPer tutto è sotto il cielo una stagione
Per ogni evento un’ora

Un’ora per nascere
un’ora per morire

Un’ora per piantare
un’ora per sradicare 


Un’ora per uccidere
un’ora per preservare

Un’ora per abbattere
un’ora per ricostruire

Un’ora per le lacrime
un’ora per le risa

Un’ora per il lutto
un’ora per le danze

Un’ora in cui scagli pietre
un’ora in cui le accatasti

Un’ora per le braccia che abbracciano
un’ora per le braccia che si ritraggono

Un’ora per cercarsi
un’ora per lasciarsi

Un’ora per tenere
un’ora per buttare

Un’ora per lacerare
un’ora per ricucire

Un’ora per tacere
un’ora per parlare

Un’ora per amare
un’ora per odiare

Un’ora per la guerra
un’ora per la pace

Avrà qualche guadagno
Chi si spende con qualche fatica?

Qohélet 3, 1-9
versione di Guido Ceronetti

In un mondo senza dèi e senza eroi

Nei grandi sacrifici cruenti di questi ultimi anni non si può vedere qualcosa di corrispondente a quelli di una guerra di religione (ad esempio, di una crociata), e nemmeno qualcosa di mitico e di eroico, come al tempo dei nostri padri: non lo possono né lo storico, né il poeta, né chi siede presso un focolare deserto. Quando oggi qualcosa ritorna, o quando si fa un passo indietro, si è necessariamente riportati a strati più antichi e anonimi, in un mondo senza dèi e senza eroi, nel mondo pre-omerico, anzi in quello pre-eracleo. Gli avvenimenti rivestono un carattere “elementare”, titanico-tellurico, per via del quale l’ordine materiale va a predominare su quello dei padri, l’antico diritto, l’antico costume, e l’antica libertà diventano problematici.
vzcdtoe4irrlhguspgioAl che corrisponde l’inaudita, prometeica audacia dei mezzi e dei metodi, il vulca-nismo, il fuoco, il muoversi della serpe della Terra, l’apparire di mostri e l’impunità di cui essi beneficiano. Al che corrisponde, anche, il prevalere dell’elemento energia rispetto alla forma compenetrata di spirito, sia nello Stato, sia nell’opera d’arte, sia nella strategia. Ad esempio, non è che la guerra sia messa al bando per l’avvento di un più elevato modo di sentire: essa, invece, si disgrega in sé stessa nel senso che si rivela come un mezzo ottuso, imprevedibile nelle sue conseguenze e perfino suicida della politica, come un vicolo cieco. 
Per questo anche l’uccidere cessa di avere un senso preciso, cade fuori dalle leggi tradizionali. La differenza fra colui che, come il giudice, o il generale, dispone legittima-mente della vita altrui, e il carnefice o l’assassino, oggi si fa incerta, discutibile, mentre innumerevoli esseri senza colpa vengono soppressi o languiscono in schiavitù a causa di insignificanti contrasti sociali o economici. 
 Ernst Jünger

Inchinarsi davanti alle immagini

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Ricordo, a un seminario sulla religione, che uno studente spiegò la meditazione trascendentale, da lui praticata. Alla domanda di un compagno: «Ma il mondo della politica, allora?», rispose: «È irrilevante. I computer possono gestirlo, e gestire l’intero paese, in modo molto più efficiente di noi, lasciandoci liberi di meditare per raggiungere l’illuminazione». Vedete la perfetta consonanza tra dittatura centrale ed egocentrismo del punto di vista spirituale? Quelle parole mi aprirono gli occhi: vidi che gli attuali culti basati sulla meditazione non sono così miti, così innocui come amano rappresentarsi, ma raccolgono intorno a sé un branco di pericolosi estremisti totalitari, incapaci di vedere l’individuo perché l’individuo lo si può vedere soltanto se si cerca l’anima con l’anima. Loro sono incapaci di vedere le persone come individui, figurarsi le cose nella loro individualità. E il terrorista che spara a un uomo sulla soglia di casa, che gli spara alle ginocchia, non vede affatto quell’uomo. Egli è immerso nella sua meditazione spirituale.

I terroristi sono come quei mistici che hanno voluto cancellare l’immaginazione per vivere nella notte assoluta dello spirito e quella loro via negativa ti spara alle ginocchia. Le ginocchia: il luogo della genuflessione, dell’inchinarsi davanti alle immagini. È importante ricollegare il terrorismo alle sue radici nella nostra coscienza religiosa. Il terrorista è il prodotto di un sistema educativo il quale insegna che la fantasia non è reale, che l’estetica è materia per gli artisti e l’anima è materia per i preti, che l’immaginazione è una cosa banale o pericolosa e buona per i matti, e che la realtà, ciò a cui dobbiamo adattarci, è il mondo esterno, e che quel mondo è privo di vita. Il terrorista è il risultato di questo lunghissimo processo di cancellazione totale della psiche. Mi disse una volta Corbin: «Il problema del mondo islamico è di avere distrutto le proprie immagini, e senza le immagini, che nella tradizione islamica sono così esuberanti e ricche, adesso impazzisce, perché non ha dove contenere la sua incredibile potenza immaginativa».

James Hillman

Messi alla prova

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L’uomo, che filosofi e demagoghi elevano a misura assoluta di tutte le cose, non è affatto, come essi affermano, la quintessenza della pace, bensì combatte con il terrore e l’annientamento gli altri uomini che non si sottomettono a lui.

Donoso Cortés non è stato capito dai suoi amici o avversari conservatori, liberali e borghesi. Solo i suoi nemici socialisti, mossi da vera inimicizia, hanno percepito qualcosa della sua autentica grandezza. Solo da lui sentivano minacciato il monopolio della loro attribuzione di senso al XIX secolo. Ma questo monopolio racchiude in sé qualcosa di molto importante, cioè la legittimità storica del loro potere, il diritto alla violenza e l’assoluzione dello spirito universale da tutti i crimini commessi in suo nome. Con odio e disprezzo hanno ribattuto al loro nemico, diffamandolo come reazionario mezzo pazzo ed epigono di bestialità medioevali. Proudhon lo invitò a riaccendere i roghi dei grandi inquisitori. Quel rivoluzionario onesto e filantropo non immaginava che fuochi di tutt’altro genere fossero stati appiccati, e che la tanto celebrata scienza moderna avesse in serbo ben altri mezzi del terrore più disumano. Alexander Herzen, che riteneva assurdo il prezzo chiesto da Donoso per la salvezza dell’Europa, cioè il ritorno alla Chiesa cattolica, gli contrappose la versione socialista del grande parallelo. Egli era fermamente convinto che ai socialisti rivoluzionari del XIX secolo spettasse un ruolo storico analogo a quello dei cristiani del I secolo, e ridusse Donoso alla parte di un apostata reazionario. Continua a leggere

Dittatura del Nuovo Mondo

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Il dittatore scientifico del futuro collocherà le sue macchine mormoranti e i suoi proiettori subliminali nelle scuole e negli ospedali, perché i bambini e i malati sono suggestionabilissimi, e in tutti i luoghi pubblici dove sia possibile assoggettare la gente ad un processo preliminare di rammollimento, mediante oratoria o qualche rituale.

Aldous Huxley

Restano i barbari

1521584_517781561654102_884415960_nA che serve polemizzare con il nulla? È tempo di ricomporci, di trionfare  sulla fascinazione del peggio. Non tutto è perduto: restano i barbari. Da dove emergeranno? Non importa. Per il momento ricordiamoci che presto si metteranno in marcia, e che, pur preparandosi a festeggiare la nostra rovina, meditano sui mezzi per risanarci, per porre termine al nostro raziocinare e ai nostri sproloqui. Nell’umiliarci, nel calpestarci, ci confe-riranno energia sufficiente per aiutarci a morire, o a rinascere. Che vengano a sferzare il nostro pallore, a rinvigorire le nostre ombre, che ci riportino la linfa che ci ha abbandonati. Avvizziti, esangui, non possiamo reagire contro la fatalità: gli agonizzanti non si coalizzano né si ammuti-nano. Come contare sul risveglio, sulle collere dell’Europa? La sua sorte e persino le sue rivolte sono decisamente altrove. Stanca di durare, di intrattenersi ancora con se stessa, l’Europa è un vuoto verso il quale muoveranno ben presto le steppe… un altro vuoto, un vuoto nuovo.

Emil Cioran

Solitudine teologica

gilbert-keith-chesterton-1912C’è nell’Islam un paradosso che forse rappresenta una permanente minaccia. Questa grande fede nata nel deserto fa sbocciare la sua estasi proprio dalla desolazione della sua terra, e si potrebbe anche dire dalla solitudine della sua teologia. Essa afferma, e con non poca sublimità, qualcosa che non è tanto la singolarità di Dio, quanto la sua solitudine. Con estrema semplificazione, la fede è in tutto simile alla figura solitaria del Profeta Maometto; eppure questo isolamento prorompe perpetuamente nel suo esatto contrario. Un vuoto sta nel cuore dell’Islam che deve essere riempito ancora e ancora dalla mera ripetizione di quella rivoluzione che lo ha fondato.
Non ci sono Sacramenti, l’unica cosa che può accadere è una specie di apocalisse, unica quanto la fine del mondo; e di conseguenza non si può far altro che ripetere questa apocalisse e che il mondo finisca ancora e ancora. Non ci sono preti, eppure questa uguaglianza può solo generare una moltitudine di profeti anarchici numerosi quasi come i preti. Proprio il dogma che dice che c’è solo un Maometto genera una processione infinita di Maometti. […] Questi grandi fanatici, o grandi creatori di fanatismo, sono riusciti a rendere il loro militarismo quasi famoso e formidabile come l’impero turco, sulle cui frontiere indugiano, e a spargere un regno di terrore. 

Gilbert Keith Chesterton, Lord Kitchener

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Interim

ErnJUAnche dopo la soglia del secolo, proseguirà l’allontana-mento dell’uomo dalla storia. I grandi simboli, «corona e spada», perderanno ulteriore importanza; lo scettro si trasformerà; i confini storici sfumeranno; la guerra sarà bandita e il dispiegamento del potere e la minaccia diventeranno planetari e universali.
Il secolo a venire apparterrà ai Titani, mentre gli Dei perderanno ancora più il loro prestigio. Siccome però torneranno, come sempre hanno fatto, il XXI secolo sarà, dal punto di vista del culto, un anello intermedio, un interim«Dieu se retire».
Il fatto che l’Islam appaia un’eccezione, non deve illuderci: esso non è superiore al tempo, ma, dal punto di vista dei Titani, a esso adeguato.

Ernst Jünger