Il destino del centro

Il-ratto-di-Europa-Mosaico-III-sec.-d.C-BeirutSi potrebbe dire che il cristianesimo occidentale, che nell’età moderna funzio-nerà come centro emittente di invasioni di ogni genere sul pianeta, aveva cominciato la sua storia medievale con una direttiva assolutamente contraria, cioè come centro attrattivo di invasioni, che si succe-dono sul suo suolo con una continuità, una diversità di origini, una varietà di gradi di maturità, di funzione e di efficacia storiche, che non hanno uguali nella storia delle migrazioni di popoli avvenute in altri scenari geografici. I due complessi di forze centripete e centrifughe, sebbene di senso contrario, si trovano uniti, rispondendo a uno stesso destino – di segno positivo e negativo – di universalità.

Luis Diez del Corral,
1954

Appuntamento con la violenza

 

La violenza sembra irresistibilmente diffondersi,
in un processo che ricorda la propagazione del fuoco o un’epidemia. Le grandi immagini mitiche ritornano in vita, come se la violenza riassumesse sembianze antichissime e un po’ misteriose.

È come un vortice in cui le violenze estreme vanno a confluire, sino a confondersi. Ci sono violenze che esplodono all’interno della famiglia e della scuola, come quelle di cui si rendono responsabili gli adolescenti che massacrano i loro compagni nelle scuole americane; e ci sono violenze visibili nel mondo intero, come il terrorismo che non ha più limiti né frontiere, un terrorismo ormai dedito a una vera guerra di sterminio contro le popolazioni civili. L’impressione è che l’intera umanità si stia recando a una sorta di appuntamento planetario con la propria violenza.

René Girard

Messi alla prova

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L’uomo, che filosofi e demagoghi elevano a misura assoluta di tutte le cose, non è affatto, come essi affermano, la quintessenza della pace, bensì combatte con il terrore e l’annientamento gli altri uomini che non si sottomettono a lui.

Donoso Cortés non è stato capito dai suoi amici o avversari conservatori, liberali e borghesi. Solo i suoi nemici socialisti, mossi da vera inimicizia, hanno percepito qualcosa della sua autentica grandezza. Solo da lui sentivano minacciato il monopolio della loro attribuzione di senso al XIX secolo. Ma questo monopolio racchiude in sé qualcosa di molto importante, cioè la legittimità storica del loro potere, il diritto alla violenza e l’assoluzione dello spirito universale da tutti i crimini commessi in suo nome. Con odio e disprezzo hanno ribattuto al loro nemico, diffamandolo come reazionario mezzo pazzo ed epigono di bestialità medioevali. Proudhon lo invitò a riaccendere i roghi dei grandi inquisitori. Quel rivoluzionario onesto e filantropo non immaginava che fuochi di tutt’altro genere fossero stati appiccati, e che la tanto celebrata scienza moderna avesse in serbo ben altri mezzi del terrore più disumano. Alexander Herzen, che riteneva assurdo il prezzo chiesto da Donoso per la salvezza dell’Europa, cioè il ritorno alla Chiesa cattolica, gli contrappose la versione socialista del grande parallelo. Egli era fermamente convinto che ai socialisti rivoluzionari del XIX secolo spettasse un ruolo storico analogo a quello dei cristiani del I secolo, e ridusse Donoso alla parte di un apostata reazionario. Continua a leggere

Argini

photo_file_145L’uomo che costruisce dighe non è necessariamente nemico dell’irrigazione.

L’unico modo in cui una nazione può rendersi sicura è quello di civilizzare i propri vicini.

Il provincialismo è qualcosa di più dell’ignoranza. È ignoranza più una volontà di uniformità. È una malevolenza latente, spesso una malevolenza attiva, e l’odium teologicum ne è solo un aspetto. È molto insidioso, ed uno può raramente esserne libero, anche tenendo gli occhi aperti.

Ezra Pound

Autoesclusi dal divenire

5177202668_83caae2323_zNon appena un popolo ha condotto a buon termine l’idea storica che aveva il compito di incarnare, non ha più nessun motivo di preservare al propria differenza, di coltivare la propria singolarità, di salvare i propri tratti in mezzo a un caos di volti.
Dopo aver dettato legge ai due emisferi, gli occidentali sono sul punto di diventar-ne lo zimbello: spettri inconsistenti, sopravvissuti nel vero senso della parola, votati a una condizione di paria, di schiavi deboli e fiacchi, alla quale sfuggiranno forse i russi, questi 
ultimi bianchi. Essi hanno ancora un qualche orgoglio, che è il motore, no, la causa della storia. Quando una nazione non ha più orgoglio, e cessa di considerarsi la ragione o il pretesto dell’universo, si autoesclude dal divenire. 

Emil Cioran

L’«ultima volontà» dell’uomo

Portrait_of_Friedrich_NietzscheQuel che è da temere, quel che ha effetti funesti come nessun’altra fatalità, non sarebbe la grande paura, sibbene la grande nausea di fronte all’uomo; e così pure la grande compassione per l’uomo. Supposto che un bel giorno l’una e l’altra s’accoppiassero, entrerebbe subito nel mondo, inevitabilmente, qualcosa di straordinariamente sinistro, l’«ultima volontà» dell’uomo, la sua volontà del nulla, il nichilismo. E in realtà, molto è a tutto ciò predisposto.

Friedrich Nietzsche

Restano i barbari

1521584_517781561654102_884415960_nA che serve polemizzare con il nulla? È tempo di ricomporci, di trionfare  sulla fascinazione del peggio. Non tutto è perduto: restano i barbari. Da dove emergeranno? Non importa. Per il momento ricordiamoci che presto si metteranno in marcia, e che, pur preparandosi a festeggiare la nostra rovina, meditano sui mezzi per risanarci, per porre termine al nostro raziocinare e ai nostri sproloqui. Nell’umiliarci, nel calpestarci, ci confe-riranno energia sufficiente per aiutarci a morire, o a rinascere. Che vengano a sferzare il nostro pallore, a rinvigorire le nostre ombre, che ci riportino la linfa che ci ha abbandonati. Avvizziti, esangui, non possiamo reagire contro la fatalità: gli agonizzanti non si coalizzano né si ammuti-nano. Come contare sul risveglio, sulle collere dell’Europa? La sua sorte e persino le sue rivolte sono decisamente altrove. Stanca di durare, di intrattenersi ancora con se stessa, l’Europa è un vuoto verso il quale muoveranno ben presto le steppe… un altro vuoto, un vuoto nuovo.

Emil Cioran

Solitudine teologica

gilbert-keith-chesterton-1912C’è nell’Islam un paradosso che forse rappresenta una permanente minaccia. Questa grande fede nata nel deserto fa sbocciare la sua estasi proprio dalla desolazione della sua terra, e si potrebbe anche dire dalla solitudine della sua teologia. Essa afferma, e con non poca sublimità, qualcosa che non è tanto la singolarità di Dio, quanto la sua solitudine. Con estrema semplificazione, la fede è in tutto simile alla figura solitaria del Profeta Maometto; eppure questo isolamento prorompe perpetuamente nel suo esatto contrario. Un vuoto sta nel cuore dell’Islam che deve essere riempito ancora e ancora dalla mera ripetizione di quella rivoluzione che lo ha fondato.
Non ci sono Sacramenti, l’unica cosa che può accadere è una specie di apocalisse, unica quanto la fine del mondo; e di conseguenza non si può far altro che ripetere questa apocalisse e che il mondo finisca ancora e ancora. Non ci sono preti, eppure questa uguaglianza può solo generare una moltitudine di profeti anarchici numerosi quasi come i preti. Proprio il dogma che dice che c’è solo un Maometto genera una processione infinita di Maometti. […] Questi grandi fanatici, o grandi creatori di fanatismo, sono riusciti a rendere il loro militarismo quasi famoso e formidabile come l’impero turco, sulle cui frontiere indugiano, e a spargere un regno di terrore. 

Gilbert Keith Chesterton, Lord Kitchener

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