Libertinismo

Nella forma del libertinismo si mostra la più completa dissoluzione dei vincoli tradizionali del vivere umano e l’eccesso di un senso di libertà che si attribuisce l’indisciplinatezza come suo contrassegno, se non come merito e impresa. […] L’intera concezione ruota intorno all’idea del pneuma come privilegio aristocratico di un nuovo tipo di uomo non più soggetto agli obblighi e neppure ai criteri fino ad allora vigenti nel mondo creato. […] L’uso sfrenato di questa libertà non è soltanto questione di mancanza di divieti, ma è realizzazione positiva della libertà stessa. […] 

La trasgressione anarchica, il nichilismo delle “età di mezzo” colma quell’assenza di leggi tra una Legge e l’altra con l’arbitrio autonomo di un Io liberato, compiacendosi della smisuratezza e santificando il sacrilegio. […] Nel rifiuto di obbedire a qualsiasi dovere […] si rivela l’atteggiamento rivoluzionario senza alcun rive-stimento speculativo. Pertanto il libertinismo appartiene al nucleo della ribellione gnostica. 

Hans Jonas

I dogmi e le rape

È arduo definire l’uomo, sulle orme di Carlyle, come un ani-male che produce strumenti; le formiche e i castori e molti altri animali producono strumenti. L’uomo può essere definito come un animale che produce dogmi. Quando accumula dot-trina su dottrina e conclusione su conclusione, creando qual-che formidabile schema filoso-fico o religioso, allora, nel solo significato legittimo di cui l’espressione è suscettibile, egli sta diventando sempre più umano. Quando abbandona una dottrina dopo l’altra in un raffinato scetticismo, quando rifiuta di legarsi a un sistema, quando dice che ha superato le definizioni, quando dice che non crede nella finalità, quando, nella sua immaginazione, siede come Dio, senza serbare alcuna forma di fede ma contemplando tutto, allora, per quello stesso processo, sta lentamente affondando a ritroso nella vaghezza degli animali errabondi e nell’inconsapevolezza dell’erba. Gli alberi non hanno dogmi. Le rape sono di vedute singolarmente ampie.

 Gilbert Keith Chesterton

Progetti

La libertà sarà stata un episodio. Il termine episodio significa “parte intermedia”: il sentimento della libertà si manifesta nel passaggio da una forma di vita all’altra, fino a che quest’ultima non si rivela una forma di costrizione. Così, alla liberazione segue una nuova sottomissione: è questo il destino del soggetto, il cui significato letterale è “essere-sottomesso”. Oggi, non ci riteniamo soggetti sottomessi, ma progetti liberi, che delineano e reinventano se stessi in modo sempre nuovo. Il conseguente passaggio dal soggetto al progetto è accompagnato dal sentimento della libertà: ormai, il progetto stesso si rivela non tanto una figura della costrizione, ma piuttosto una forma ancora più efficace di soggettivazione e di sottomissione.

Byung-Chul Han

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Riluttanti

In realtà noi non abbiamo ormai molto bisogno di un antidoto contro il primo nichilismo: nella nostra Europa, la vita non è più tanto incerta, casuale, insensata. Un tale enorme potenziamento del valore dell’uomo, del valore del male, eccetera, ora non è più così necessario, noi sopportiamo una notevole riduzione di questo valore, possiamo ammettere molta insensatezza e caso: la potenza raggiunta dall’uomo consente oggi di ridurre i mezzi di disciplina, di cui l’interpretazione morale era il più forte. «Dio» è un’ipotesi troppo estrema.

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Ma le posizioni estreme non vengono scalzate da posizioni moderate, bensì da altre, a loro volta estreme, ma opposte. E così la credenza dell’assoluta immoralità della natura, della mancanza di scopo e di senso è la passione psicologicamente necessaria, quando non si può più sostenere la fede in Dio e in un ordine essenzialmente morale. Il nichilismo appare ora non perché il disgusto per l’esistenza sia maggiore di prima, ma perché si è diventati riluttanti a vedere un «senso» nel male e nell’esistenza stessa. 

Friedrich Nietzsche

 

Sfruttare il nome di Cristo

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In ogni caso non v’è dubbio che l’idea dell’Anticristo, la quale secondo l’opinione della Bibbia – Antico e Nuovo Testamento – sta ad indicare l’ultimo atto della tragedia storica, non sarà la semplice incredulità, né la negazione del cristianesimo, né il materialismo o qualche cosa del genere, ma sarà l’impostura religiosa, allorché il nome di Cristo sarà sfruttato da tutte le potenze umane che nelle azioni e nello spirito sono estranee e direttamente ostili a Cristo e al suo spirito.

Vladimir Solov’ev

Un distillato di pensiero

1239746406_850215_0000000000_sumario_normalGli Escolios, il suo capolavoro letterario e speculativo, sono un distillato di pensiero in forma di aforismi, che impressionano per la loro forbitezza e incisività. Stile e idee si fondono in un’unità cristallina, che emana un’aura particolare in conformità al programma stilistico dell’autore: «La frase deve avere la durezza della pietra e il tremore delle foglie». La sua convinzione corrispondente è che «lo scrittore che non ha torturato le sue frasi tortura il lettore». Questo non significa, però, che Gómez Dávila si rifugi in meri esercizi stilistici, avendo rinunciato alla speranza di riconoscere dei nessi nella nostra realtà frammen-tata. L’apparente frantumazione dell’opera in aforismi è soltanto l’aspetto esteriore di un pensiero che si occupa dell’interno: «Le mie brevi frasi sono tocchi di colore di una composizione “pointillistica”». L’immagine complessiva, tetra e disillusa, ma lucida e illuminante, mette a nudo il paesaggio desolato del presente e offre una diagnosi caustica della modernità e dei suoi echi nichilistici. Questo non per un languido compiacimento della decadenza, ma in nome della verità eterna, alla cui esistenza Gómez Dávila vorrebbe aggrapparsi: «Non faccio parte di un mondo che decade. Io prolungo e trasmetto una verità che non muore».

FRANCO-VOLPI-2Siamo di fronte a un antimodernista radicale, che si professa reazionario non nel consueto senso politico, bensì in un senso di principio: reazionario è contro tutto perché niente merita più di essere conservato. Il reazionario in questo senso è molto più radicale del conservatore: «Un reazionario diventa conservatore solo nei momenti in cui c’è qualcosa da conservare». Contro che cosa egli reagisca e pensi, è chiaro: «L’entusiasmo del progressista, gli argomenti del democratico, le dimostrazioni del materia-lista sono il nutrimento del reazionario». Gómez Dávila rivolge una critica pungente contro tutte le idee dalle quali possono derivare ideali e quindi ideologie: «Ogni individuo con “ideali“ è un potenziale assassino». E anche la «fine delle ideologie» gli appare come un titolo con il quale si festeggia il trionfo di una determinata ideologia. Non c’è da meravigliarsi che egli si sia rinchiuso nella più rigorosa solitudine e abbia scelto quale forma di vita l’esistenza insulare dell’aristocratico, al di là del bene e del male: «La lotta contro il mondo moderno deve essere condotta nella solitudine. Dove si è in due c’è tradimento».

FVNon c’è da stupirsi neppure che egli prenda le distanze dalla filosofia ufficiale “dominante”, anche se il suo giudizio al riguardo è tutto sommato mite: «Nelle università la filosofia sverna soltanto». Infine, non fa meraviglia che sulla sua grandiosa composizione pointillistica aleggi un alito di scetticismo: «I veri problemi non hanno una soluzione, ma solo una storia», senza che con ciò egli metta in dubbio la verità assoluta: «La verità è nella storia, ma la storia non è verità». Gómez Dávila spezza così una lancia in favore della metafisica («Tutto è banale, se l’universo non viene concepito entro un’avventura metafisica») e riconosce la propria vicinanza alla religione: «Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo». È uno dei grandi solitari del XX secolo, la cui recezione finora è limitata a pochissimi.

Franco Volpi

Guardare a terra

Per aver chiuso gli occhi a grandi verità l’Europa è colpevole; ed è perché è colpevole che soffre. Essa tuttavia respinge ancora la luce e misconosce il braccio che la colpisce. Pochissimi uomini di questa generazione materiale sono capaci di conoscere la data, la natura e l’enormità di certi delitti commessi dagli individui, dalle nazioni e dalle sovranità; un numero inferiore è in grado di comprendere il genere di espiazione di cui tali delitti necessitano, e il prodigio che costringe il male a spazzare con le sue stesse mani il terreno che l’eterno architetto ha già misurato con l’occhio per le sue meravigliose costruzioni. Gli uomini di questo secolo hanno già deciso. Essi hanno giurato a se stessi di guardare sempre a terra. 

Joseph de Maistre

Prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani

Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

Antonio Gramsci

Segesta

cp1utrhweaeoowxIl tempio si incastra nel paesaggio in una compatta unità di forza selvaggia e di armonia. Era una giornata nuvolosa e tirava vento; il moto delle nubi e l’equilibrio dei monti sembravano subire il dominio del santuario. Se non ci fosse il tempio a concedere una dilazione, le forze della natura si scaglierebbero titanicamente l’una sull’altra. Il rapporto ideale tra potenza e ordine è raggiunto nella distribuzione in linea orizzontale e verticale: con la contemplazione lo spirito acquista sicurezza e quietudine. Simili edifici sono installazioni di ordine superiore, nella cui sfera d’influenza la vita artistica ed eroica si nutre per secoli. Vi si esterna in un sol colpo l’intera forza terrestre; in questo senso è il suolo a sospingerli, come per effetto di un processo di cristallizzazione. Si sente che tra questi edifici e il suolo c’è un’affinità; eppure sono composizioni dello spirito – perciò si tratta al tempo stesso di formazioni della potenza incosciente e di quella cosciente.

Ernst Jünger

Unità umana

Prima di essere francese, italiano, inglese o tedesco, l’uomo del Medio Evo fu cittadino di una civiltà generale che aveva la sua lingua, il suo spirito, la sua fede, la sua scienza, la sua arte, i suoi modi di sentire, senza la preoccupazione per le pietre confinarie degli Stati.
La vera frontiera, la frontiera religiosa, si stendeva fino all’incontro con la barbarie. Non si deve avere paura di ripeterlo: questo stato di cose era, non è più. Abbiamo avuto, ma l’abbiamo perduta, l’unità umana.
Le condizioni di questo beneficio rinasceranno?

Charles Maurras