Umanità

carl_schmittL’umanità in quanto tale non può condurre nessuna guerra, poiché essa non ha nemici, quanto meno non su questo pianeta. Il concetto di umanità esclude quello di nemico, poiché anche il nemico non cessa di essere uomo e in ciò non vi è nessuna differenza specifica. Che poi vengano condotte guerre in nome dell’umanità non contrasta con questa semplice verità, ma ha solo un significato politico particolarmente intenso. Se uno Stato combatte il suo nemico politico in nome dell’umanità, la sua non è una guerra dell’umanità, ma una guerra per la quale un determinato Stato cerca di impadronirsi, contro il suo avversario, di un concetto universale per potersi identificare con esso (a spese del suo nemico), allo stesso modo si possono utilizzare a torto i concetti di pace, giustizia, progresso, civiltà, per rivendicarli a sé e sottrarli al nemico. L‘umanità è uno strumemo particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed è, nella sua forma etico-umanitaria, un veicolo specifico dell’imperialismo economico.

Carl Schmitt

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I carnefici di domani


81353979Il lato terrificante della tecnica promana da altre sfere, rispetto alle quali le macchine hanno lo stesso rapporto del sintomo con la malattia. Queste sfere non esercitano il loro influsso solo sulla tecnica, ma su tutti gli altri ambiti. Se fosse dunque possibile arrestare qua e là un ingranaggio, per esempio la costruzione delle bombe atomiche, il terrore eromperebbe da altre parti del meccanismo. Sotto questo aspetto, per esempio, le scienze biologiche hanno quasi superato quelle fisiche, non tanto per quel che concerne i mezzi di distruzione quanto, piuttosto, la fecondazione artificiale di esseri umani: una delle più gravi infrazioni di un tabù che si possano concepire. Decine di migliaia di creature senza padre vivono già nel nostro mondo: esseri che non sono stati concepiti per amore. Saranno i carnefici di domani. La creazione di una simile casta è ben più grave dell’antica schiavitù. […] È rimasto il disagio con cui da sempre si guarda al mondo degli incubi come un dominio di esclusiva pertinenza satanica. Poiché però difettano i concetti teologici, si dà corso a curiose discussioni giuridiche, biologiche e sociologiche. Tutto questo per mostrare che non è così facile fermare l’automatismo come comunemente si ritiene. Il suo asse poggia là dove non gira più nessuna ruota. L’automatismo è oggi la potenza universale, la tecnica è la lingua universale. Non la si domina con  provincialismi. L’uomo deve invece elevarsi al di sopra della propria condizione per raggiungere, attraverso la libera, spontanea forza dello spirito, una sfera universale, ove potrà abbracciare con lo sguardo l’intero processo in tutta la sua ampiezza e imponenza. Solo allora potrà ricondurlo sotto il proprio controllo e sul binario desiderato. Questa altezza non può essere raggiunta indietreggiando, ma solo avanzando e al prezzo di sacrifici, ed esclusivamente da parte di coloro che hanno a cuore le leggi di un nuovo tempo del mondo. 

Ernst Jünger, 1954

Ribelle

ernst-junger-felpostbriefe-an-die-familie-1915-1918-klett-cottaChiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso a opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di opporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.

Ernst Jünger

Una vita da giusto

ernst-juenger-und-ernst-vonIl pericolo è divenuto così grande che bisogna esigere dal singolo una decisione, vale a dire una conver-sione. Abbiamo raggiunto il punto in cui se all’uomo non si può chiedere fede, da lui si può però pretendere devozione, impegno a vivere da giusto nel senso più elevato del termine. La tolleranza dovrà avere i suoi limiti, nel senso che non si potrà concedere ai meri tecnici di guidare l’uomo. Chi confida solo sull’uomo e sulla sag-gezza umana non è in grado di parlare come giudice, né di insegnare come maestro, né di curare come medico. Ciò porta su strade dove regnano i carnefici.

Ernst Jünger

Come alla luce di un lampo


mdecoarte6_maxQuesta volta avevo avuto il fatto mio. Nell’attimo stesso del colpo, compresi che la pallottola aveva troncato la vita alla radice. Sulla strada di Mory avevo già sentito la mano della morte, ma questa volta essa stringeva più forte e più deci-sa. Mentre crollavo pesantemente sul fondo della trincea, ebbi la certezza di essere definitivamente perduto. Eppure, cosa strana, quel momento è stato uno dei rarissimi nei quali possa dire di essere stato veramente felice. Compresi in quell’attimo, come alla luce di un lampo, tutta la mia vita nella sua più intima essenza. Provai una certa sorpresa per il fatto che essa dovesse finire proprio in quel punto; ma quella sorpresa, devo dire, era piena di felicità. Sentii, piano piano, i colpi indebolirsi come se stessi sprofondando sotto la superficie di un’acqua scrosciante.

Ernst Jünger

In un mondo senza dèi e senza eroi

Nei grandi sacrifici cruenti di questi ultimi anni non si può vedere qualcosa di corrispondente a quelli di una guerra di religione (ad esempio, di una crociata), e nemmeno qualcosa di mitico e di eroico, come al tempo dei nostri padri: non lo possono né lo storico, né il poeta, né chi siede presso un focolare deserto. Quando oggi qualcosa ritorna, o quando si fa un passo indietro, si è necessariamente riportati a strati più antichi e anonimi, in un mondo senza dèi e senza eroi, nel mondo pre-omerico, anzi in quello pre-eracleo. Gli avvenimenti rivestono un carattere “elementare”, titanico-tellurico, per via del quale l’ordine materiale va a predominare su quello dei padri, l’antico diritto, l’antico costume, e l’antica libertà diventano problematici.
vzcdtoe4irrlhguspgioAl che corrisponde l’inaudita, prometeica audacia dei mezzi e dei metodi, il vulca-nismo, il fuoco, il muoversi della serpe della Terra, l’apparire di mostri e l’impunità di cui essi beneficiano. Al che corrisponde, anche, il prevalere dell’elemento energia rispetto alla forma compenetrata di spirito, sia nello Stato, sia nell’opera d’arte, sia nella strategia. Ad esempio, non è che la guerra sia messa al bando per l’avvento di un più elevato modo di sentire: essa, invece, si disgrega in sé stessa nel senso che si rivela come un mezzo ottuso, imprevedibile nelle sue conseguenze e perfino suicida della politica, come un vicolo cieco. 
Per questo anche l’uccidere cessa di avere un senso preciso, cade fuori dalle leggi tradizionali. La differenza fra colui che, come il giudice, o il generale, dispone legittima-mente della vita altrui, e il carnefice o l’assassino, oggi si fa incerta, discutibile, mentre innumerevoli esseri senza colpa vengono soppressi o languiscono in schiavitù a causa di insignificanti contrasti sociali o economici. 
 Ernst Jünger

Difendi, conserva, prega!

pasolini

È quasi sicuro che questa
è la mia ultima poesia in friulano:
e voglio parlare a un fascista,
prima che io, o lui, siamo troppo lontani.

È un fascista giovane,
avrà ventuno, ventidue anni:
è nato in un paese
ed è andato a scuola in città.

È alto, con gli occhiali, il vestito
grigio, i capelli corti:
quando comincia a parlarmi,
penso che non sappia niente di politica

e che cerchi solo di difendere il latino
e il greco contro di me; non sapendo
quanto io ami il latino, il greco – e i capelli corti.
Lo guardo, è alto e grigio come un alpino. Continua a leggere

Salvarsi a nuova vita

20150520135629_carlMa l’uomo è un essere che non si riduce al suo ambiente. Egli ha la forza di conquistare storica-mente la sua esistenza e la sua coscienza; conosce non solo la nascita, ma anche la possibilità di una rinascita. In talune situazioni di grande difficoltà e di pericolo, in cui l’animale e la pianta, inermi, fatalmente periscono, l’uomo, grazie al suo ingegno, alla  pertinace capacità di osservazione e di deduzione e alla sua delibera-zione, può trovare salvezza in una nuova esistenza.

Carl Schmitt, Terra e mare

Ernst Jünger, il soldato che discuteva di mitragliatrici con Heidegger

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Dalla sua avventurosa vita – quasi come ricordi del ragazzino di famiglia scappato di casa per arruolarsi nella Legione Straniera – da lì, sono riemerse le tracce di ferite. Nelle screpolature della sua pelle di vecchissimo, come tracciati di radici profonde, per la marchiatura del tempo, sono sbucati dal buio dei ricordi i segni cavallereschi, le tacche sulla carne. Nessuno per esempio aveva notato sull’avambraccio un segno secco. Forse occultato dalla rigenerazione della vita quotidiana, ieri, la morte glielo ha ripescato: disteso lungo il suo percorso raggrinzito di corpo morto. Dei suoi capelli bagnati nell’acqua gelida del fiume, bianchissimi fili, la rigidità cadaverica ha catturato l’impercettibile alito, un elmo che è quasi un’aureola. Una foto in bianco e nero restituisce il taglio all’altezza delle orecchie, a nuca nuda, in parallelo con gli alettoni aerodinamici del cappottone d’ordinanza. Le linee telefoniche raccontano già della “mobilitazione totale“ del governo, dei potentissimi professori, degli “amici francesi“, che sul grande morto – innamorato come tutti i morti del ricordo di tutto ciò che è vita – stanno “approntando il memoriale“. Tedesco e “parigino“ a un tempo, della sua avventurosa vita, per tutti i centodue anni portati in faccia al mondo per lui sempre più estraneo, Ernst Jünger porterà sulla bara il fasto di un’esistenza eccezionale, dentro la bara invece, trascinerà “l’addio al mondo“. Era anche un dandy: “La volontà regna sul mondo diventato materiale dell’oggettivazione incondizionata”. È stato “sublime” (glielo diceva un altro dandy). Disse, un giorno, a fondamento del suo destino: “Meglio un delinquente che un borghese”. Sublime bacchettatore di Hitler, che pure era stato suo sodale segreto nella “società di Thule”, schizzinoso rispetto alla pietas del demos, al fondatore del Terzo Reich, rinfacciava sempre l’eccessivo democraticismo, l’insopportabile volgarità plebea delle “camicie brune”. Qualcuno commissionò l’eliminazione di Jünger, Hitler che candidamente lo riconosceva “come un superiore in gradi”, un “vero capo”, lo salvò dai sicari.

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Maschere cadute

Bi.J_nger.Ernst_J_nger_och_Carl_Schmitt_i_roddb_t_p_Lac_de_Rambouillet_19_oktober_1941Colazione al Ritz con Carl Schmitt, che ieri l’altro ha tenuto una conferenza sul concetto di terra e mare dal punto di vista del diritto delle genti. […] Al Trocadero, costeggiando la sponda destra della Senna. Analizzammo la situazione. Per Carl Schmitt. la cosa grave è che certi strati cominciano a staccarsi dall’aggregato umano per depositarsi in una zona al di sotto del libero arbitrio: come gli animali sono maschere cadute dalla figura umana. L’uomo va estraendo un nuovo ordine zoologico; il vero e proprio pericolo è restarvi coinvolti. Io aggiunsi che questo processo di ossificazione è già descritto, nel Vecchio Testamento, nel simbolo del serpente di bronzo. Ciò che oggi è la tecnica lo era allora la legge.
Infine al Musée de l’Homme. Esaminati teschi e maschere.

Ernst Jünger