Solidarietà

image8Gli americani non sono cinici, sono ottimisti. E l’ottimismo è di per se stesso un segno di innocenza. Chi non fa, né pensa il male, è portato non già a negare l’esistenza del male, ma a rifiutar di credere alla fatalità del male, a rifiutarsi di ammettere che il male sia inevitabile e inguaribile. Gli americani credono che la miseria, la fame, il dolore, tutto si può combattere, che si può guarir dalla miseria, dalla fame, dal dolore, che v’è rimedio a ogni male. Non sanno che il male è inguaribile. Non sanno, benché siano, sotto molti aspetti, la nazione più cristiana del mondo, che senza il male non vi può essere Cristo. No love no nothin’. Niente male, niente CristoMinor quantità del male nel mondo, minor quantità di Cristo nel mondo. Gli americani sono buoni. Di fronte alla miseria, alla fame al dolore, il loro primo moto istintivo è di aiutar coloro che soffrono la fame, la miseria, il dolore. Non vi è popolo al mondo popolo che abbia così forte, così puro, così sincero il senso della solidarietà umana. Ma Cristo esige dagli uomini la pietà, non la solidarietà. La solidarietà non è un sentimento cristiano. 

Curzio Malaparte

 

Un popolo vinto

curzio-malaparte-3-1024x600Voglio bene agli Americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo stia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa aver torto, che è cosa immorale aver torto. Perché credono che essi solo son galant-uomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina. 

Curzio Malaparte

Gioia del paganesimo

I paesi d’Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui si sia preservata la gioia del paganesimo. Immaginiamoci dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c’era un muro intorno all’orlo dell’altura, essi poteva-no sbizzarrirsi nei giochi più frenetici e fare di quel luogo la più rumorosa delle nurseries; ora il parapetto è stato buttato giù, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell’isolotto, e il loro canto era cessato. […] La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. […] Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro.

Gilbert Keith Chesterton

Un ordine di marcia provvisorio

senza-titoloLa civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani, e non, come potremmo definirli, dei “cristianisti”. Un bell’esempio di ciò è fornito da papa Gregorio Magno. La sua riforma ha gettato le basi del Medioevo europeo. Ora, egli credeva che la fine del mondo fosse prossima. E questa, a suo avviso, doveva comunque privare ogni “civiltà cristiana” dello spazio in cui dispiegarsi. Ciò di cui ha gettato le fondamenta, e che doveva durare tutto un millennio, non era a suo avviso che un ordine di marcia provvisorio, un modo di sistemare la casa che si sta per lasciare. Al contrario, quelli che si propongono, come scopo primario della loro azione, di “salvare l’occidente cristiano”, devono guardarsi dal praticare una condotta che (gli esempi non mancano) si situa la di fuori di ciò che è autorizzato dall’etica cristiana, o anche dalla morale comune più elementare.

Rémi Brague

Regalità

altenberg_weltgerichtI teologi riconoscono a Gesù Cristo tre funzioni: profeta, arciprete e re. Cristo significa unto, dunque re. Come Bernanos osservava, c’è qualcosa di grottesco nella pompa che accompagna la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme, sul dorso di un asino, eppure resta un’entrata regale. Quando Pilato gli domanda se egli sia re, Gesù non dice di no, ma si limita a precisare che il suo regno non è di questo mondo. Non c’è da stupirsi che i re siano stati accostati al Cristo. Come lui, sono giudici e signori; come lui, costituiscono la pietra angolare del loro regno; come lui, fanno appello al Padre universale. Senza che vi sia al riguardo una dottrina canonica, la Chiesa stessa ha più volte ravvisato nel re sia un’icona che un luogotenente del Cristo.

Per un rovesciamento metafisico dei segni, la Cenòsi precipita il santo di forza nell’abisso della debolezza. Il creatore del mondo è ridotto tra gli schiavi; egli perde ogni suo potere e nulla, però della sua regalità. Cosa in effetti è più regale dell’apparizione sui gradini del pretorio del Cristo flagellato, una corona di spine sulla testa, uno scettro di canna nella mano, drappeggiato di finta porpora e spintonato alle spalle da soldatacci stranieri? Non ha ricevuto l’unzione, ma è il Messia; non è, con la carne, il figlio di David, ma è, con lo Spirito, quello di Dio; è disarmato, ma schiere di angeli non aspettano che un suo segno, e passerebbero Gerusalemme a ferro e a fuoco. E invece lui si lascerà crocifiggere per il mondo sul quale è chiamato a regnare. Ecce homo. Ecco l’uomo. Ed ecco il re.

Vladimir Volkoff

Democrazia

G.K. Chesterton
La democrazia non è filantropia; non è neppure altruismo o riformismo sociale. La democrazia non è fondata sulla pietà per l’uomo comune; la democrazia è fondata sulla reverenza per l’uomo comune, o, se volete, perfino sulla paura nei suoi confronti. Non è la paladina dell’uomo perché l’uomo è così miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia uno schiavo, quanto al fatto che non sia un re.

Gilbert Keith Chesterton

Fianco a fianco

000006c6_bigÈ vero che la Chiesa ha ordinato ad alcuni uomini di battersi e ad altri di non battersi, ed è vero che quelli che si battevano erano come folgori, quelli che non si battevano come statue. Tutto questo significa semplicemente che la Chiesa ha voluto servirsi dei suoi super-uomini come dei suoi tolstoiani. C’è qualcosa di buono nella vita guerresca, per cui molti uomini eccellenti hanno scelto di essere soldati; c’è del buono nella idea della non-resistenza, per cui altri hanno preferito essere quaccheri. Tutto quello che la Chiesa fece (fino al punto in cui credette di farlo) fu per impedire che una delle due cose cac-ciasse l’altra: dovevano esistere fianco a fianco. 

Gilbert Keith Chesterton

Ecologia sociale

bdc094cc-cb75-4fb0-a0dd-fc27160025a4-2Dovremmo riprodurre gli embrioni come scorta per adulti finiti? Dovremmo manipolare il processo genetico per provvederci di bambini disegnati su misura per soddisfare quei viventi, ad esempio, che vogliono un figlio con due padri e nessuna madre? Siamo nel bel mezzo di un processo di manipolazione del non-nato per interesse dei vivi. È un atto di empietà. I vivi esistono nell’interesse dei non-nati, non il contrario. Se perdiamo questo punto di vista, decade anche l’istinto del futuro da cui dipendono le società, l’istinto di sacrificare se stessi per chi non è ancora nato. Se i non-nati invece sono sacrificati per i vivi, il mondo scivola verso la fine. È il principio dell’ecologia sociale. 

Roger Scruton