Umiltà fuori posto

Ciò di cui soffriamo oggigiorno è di una umiltà fuori posto. La modestia si è spostata dall’organo dell’ambizione a quello della convinzione, dove non è stata mai concepita di essere. Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.

Gilbert Keith Chesterton

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Padroni della porzione umana della nostra eredità

La lettura: “oppio dello spirito”, pigrizia mascherata da attività, forma della paura di sé stessi e del mondo. Il libro ci varrebbe da sostituto, da surrogato; ci perde-remmo nella lettura per evitare l’obbligo di accogliere con una reazione nuova ogni novità della nostra vita. Invero, a intorpidire le attività dello spirito inducendolo lentamente a vivere come un automa, a fargli perdere il sapore e il senso della vita immediata, a condurlo in un vuoto palazzo di pensieri volgari e di stupide abitudini, è la vita di tutti i giorni con le sue faccende abituali, i suoi bisogni ordinari, la sua attività superficiale, la sua intensità fittizia. Al contrario, a destare lo spirito dal sonno dogmatico del vivere comune, a gettarlo nel mare ignoto dei propri pensieri, dei sentimenti genuini è la lettura. Il contatto con altri spiriti, con il pensiero loro, severo e affilato, lontano dal nostro, turba le nostre esistenze ordinarie e affrettate convinzioni. Insomma, la ricchezza e la consistenza della coscienza, come pure la sua finezza spirituale, non ci sono date separatamente dall’atto mediante il quale ci rendiamo padroni della porzione umana della nostra eredità.

Nicolás Gómez Dávila,  Appunti

Progresso

Il vero sviluppo non consiste nel lasciarsi qualcosa alle spalle, come lungo una strada, bensì nell’estrarne la vita, come da una radice. Anche quando miglioriamo, non progrediamo mai. Il progresso, una metafora tratta dalla strada, implica, difatti, che l’uomo si lasci alle spalle la propria casa, mentre il miglioramento comporta che egli innalzi le torri o estenda i giardini della propria dimora.

Gilbert Keith Chesterton

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Riluttanti

In realtà noi non abbiamo ormai molto bisogno di un antidoto contro il primo nichilismo: nella nostra Europa, la vita non è più tanto incerta, casuale, insensata. Un tale enorme potenziamento del valore dell’uomo, del valore del male, eccetera, ora non è più così necessario, noi sopportiamo una notevole riduzione di questo valore, possiamo ammettere molta insensatezza e caso: la potenza raggiunta dall’uomo consente oggi di ridurre i mezzi di disciplina, di cui l’interpretazione morale era il più forte. «Dio» è un’ipotesi troppo estrema.

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Ma le posizioni estreme non vengono scalzate da posizioni moderate, bensì da altre, a loro volta estreme, ma opposte. E così la credenza dell’assoluta immoralità della natura, della mancanza di scopo e di senso è la passione psicologicamente necessaria, quando non si può più sostenere la fede in Dio e in un ordine essenzialmente morale. Il nichilismo appare ora non perché il disgusto per l’esistenza sia maggiore di prima, ma perché si è diventati riluttanti a vedere un «senso» nel male e nell’esistenza stessa. 

Friedrich Nietzsche

 

Un distillato di pensiero

1239746406_850215_0000000000_sumario_normalGli Escolios, il suo capolavoro letterario e speculativo, sono un distillato di pensiero in forma di aforismi, che impressionano per la loro forbitezza e incisività. Stile e idee si fondono in un’unità cristallina, che emana un’aura particolare in conformità al programma stilistico dell’autore: «La frase deve avere la durezza della pietra e il tremore delle foglie». La sua convinzione corrispondente è che «lo scrittore che non ha torturato le sue frasi tortura il lettore». Questo non significa, però, che Gómez Dávila si rifugi in meri esercizi stilistici, avendo rinunciato alla speranza di riconoscere dei nessi nella nostra realtà frammen-tata. L’apparente frantumazione dell’opera in aforismi è soltanto l’aspetto esteriore di un pensiero che si occupa dell’interno: «Le mie brevi frasi sono tocchi di colore di una composizione “pointillistica”». L’immagine complessiva, tetra e disillusa, ma lucida e illuminante, mette a nudo il paesaggio desolato del presente e offre una diagnosi caustica della modernità e dei suoi echi nichilistici. Questo non per un languido compiacimento della decadenza, ma in nome della verità eterna, alla cui esistenza Gómez Dávila vorrebbe aggrapparsi: «Non faccio parte di un mondo che decade. Io prolungo e trasmetto una verità che non muore».

FRANCO-VOLPI-2Siamo di fronte a un antimodernista radicale, che si professa reazionario non nel consueto senso politico, bensì in un senso di principio: reazionario è contro tutto perché niente merita più di essere conservato. Il reazionario in questo senso è molto più radicale del conservatore: «Un reazionario diventa conservatore solo nei momenti in cui c’è qualcosa da conservare». Contro che cosa egli reagisca e pensi, è chiaro: «L’entusiasmo del progressista, gli argomenti del democratico, le dimostrazioni del materia-lista sono il nutrimento del reazionario». Gómez Dávila rivolge una critica pungente contro tutte le idee dalle quali possono derivare ideali e quindi ideologie: «Ogni individuo con “ideali“ è un potenziale assassino». E anche la «fine delle ideologie» gli appare come un titolo con il quale si festeggia il trionfo di una determinata ideologia. Non c’è da meravigliarsi che egli si sia rinchiuso nella più rigorosa solitudine e abbia scelto quale forma di vita l’esistenza insulare dell’aristocratico, al di là del bene e del male: «La lotta contro il mondo moderno deve essere condotta nella solitudine. Dove si è in due c’è tradimento».

FVNon c’è da stupirsi neppure che egli prenda le distanze dalla filosofia ufficiale “dominante”, anche se il suo giudizio al riguardo è tutto sommato mite: «Nelle università la filosofia sverna soltanto». Infine, non fa meraviglia che sulla sua grandiosa composizione pointillistica aleggi un alito di scetticismo: «I veri problemi non hanno una soluzione, ma solo una storia», senza che con ciò egli metta in dubbio la verità assoluta: «La verità è nella storia, ma la storia non è verità». Gómez Dávila spezza così una lancia in favore della metafisica («Tutto è banale, se l’universo non viene concepito entro un’avventura metafisica») e riconosce la propria vicinanza alla religione: «Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo». È uno dei grandi solitari del XX secolo, la cui recezione finora è limitata a pochissimi.

Franco Volpi

Guardare a terra

Per aver chiuso gli occhi a grandi verità l’Europa è colpevole; ed è perché è colpevole che soffre. Essa tuttavia respinge ancora la luce e misconosce il braccio che la colpisce. Pochissimi uomini di questa generazione materiale sono capaci di conoscere la data, la natura e l’enormità di certi delitti commessi dagli individui, dalle nazioni e dalle sovranità; un numero inferiore è in grado di comprendere il genere di espiazione di cui tali delitti necessitano, e il prodigio che costringe il male a spazzare con le sue stesse mani il terreno che l’eterno architetto ha già misurato con l’occhio per le sue meravigliose costruzioni. Gli uomini di questo secolo hanno già deciso. Essi hanno giurato a se stessi di guardare sempre a terra. 

Joseph de Maistre

Rendere significativa la grazia

Quando ti chiedono di rendere il cristianesimo allettante, ti stanno chie-dendo di scriverne l’essenza, non quello che vedi tu. Il cristianesimo ideale non esiste, perché l’essere umano deforma leggermente a propria immagine tutto quello che tocca, perfino la verità cristiana. Lo fanno perfino i santi. Dev’essere per effetto del peccato originale, e mi rendo conto che i cattolici spesso agiscono come se questo dogma fosse sempre storto e sempre sintomo di calvinismo. Lo scrittore deve rendere la corruzione plausibile prima di rendere significativa la grazia. […]

Nei vangeli sono i diavoli i primi a riconoscere Cristo, notizia che gli evangelisti non hanno censurato. Evidentemente la consideravano una testimonianza più che valida. La stessa cosa in veste moderna invece ci scandalizza solo perché abbiamo un atteggiamento difensivo nei confronti della fede. 

Flannery O’Connor

Un popolo vinto

curzio-malaparte-3-1024x600Voglio bene agli Americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo stia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa aver torto, che è cosa immorale aver torto. Perché credono che essi solo son galant-uomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina. 

Curzio Malaparte

Una trascendenza vittoriosa

senza-titoloSi può trascendere il soggettivismo solo assumendolo in modo totale. Quando il soggetto si ripiega su se stesso e s’immerge nel folto di sé, un rumore d’acqua viva lo accoglie nella penombra. E là dove si aspettava di trovare la solitudine estrema, gli si rivela un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una trascendenza vittoriosa.

Dall’assunzione delle soggettività nascono la storia e Dio.

Nicolás Gómez Dávila