Un popolo vinto

curzio-malaparte-3-1024x600Voglio bene agli Americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo stia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa aver torto, che è cosa immorale aver torto. Perché credono che essi solo son galant-uomini, e che tutti i popoli d’Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina. 

Curzio Malaparte

Una trascendenza vittoriosa

senza-titoloSi può trascendere il soggettivismo solo assumendolo in modo totale. Quando il soggetto si ripiega su se stesso e s’immerge nel folto di sé, un rumore d’acqua viva lo accoglie nella penombra. E là dove si aspettava di trovare la solitudine estrema, gli si rivela un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una trascendenza vittoriosa.

Dall’assunzione delle soggettività nascono la storia e Dio.

Nicolás Gómez Dávila

La nostra costituzione

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La nostra costituzione sono i nostri campi coltivati, le nostre fabbriche e aziende, i nostri manager, tecnici e lavoratori; la nostra costituzione sono le nostre donne e i nostri bambini, il nostro pezzo di terra, lo spazio pieno di noi.

Carl Schmitt, 1951

Intimità con la sostanza

fl-100415-03I libri non cambiano, è piuttosto il lettore a mutare assieme a coloro che lo circondano. L’esperienza personale e storica e quindi le prospettive si trasformano di generazione in generazione. Eppure un buon autore può continuare ad essere moderno, e non per vocazione profetica ma grazie ad una maggiore intimità con la sostanza. 

Ernst Jünger

Fianco a fianco

000006c6_bigÈ vero che la Chiesa ha ordinato ad alcuni uomini di battersi e ad altri di non battersi, ed è vero che quelli che si battevano erano come folgori, quelli che non si battevano come statue. Tutto questo significa semplicemente che la Chiesa ha voluto servirsi dei suoi super-uomini come dei suoi tolstoiani. C’è qualcosa di buono nella vita guerresca, per cui molti uomini eccellenti hanno scelto di essere soldati; c’è del buono nella idea della non-resistenza, per cui altri hanno preferito essere quaccheri. Tutto quello che la Chiesa fece (fino al punto in cui credette di farlo) fu per impedire che una delle due cose cac-ciasse l’altra: dovevano esistere fianco a fianco. 

Gilbert Keith Chesterton

Ribelle

ernst-junger-felpostbriefe-an-die-familie-1915-1918-klett-cottaChiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso a opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di opporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.

Ernst Jünger

La disuguaglianza di valore

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimetten-do la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astrat-to dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la
disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazio-ne delle apparenze si paga.

Henri-Fréderéric Amiel,
1871

Una vita da giusto

ernst-juenger-und-ernst-vonIl pericolo è divenuto così grande che bisogna esigere dal singolo una decisione, vale a dire una conver-sione. Abbiamo raggiunto il punto in cui se all’uomo non si può chiedere fede, da lui si può però pretendere devozione, impegno a vivere da giusto nel senso più elevato del termine. La tolleranza dovrà avere i suoi limiti, nel senso che non si potrà concedere ai meri tecnici di guidare l’uomo. Chi confida solo sull’uomo e sulla sag-gezza umana non è in grado di parlare come giudice, né di insegnare come maestro, né di curare come medico. Ciò porta su strade dove regnano i carnefici.

Ernst Jünger