Il governo della tenerezza

Una delle tendenze del nostro tempo è quella di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio – e una volta che  hai screditato la sua bontà, con lui hai praticamente finito. I tipi alla Alymers, che Hawthorne vedeva come una minaccia, si sono moltiplicati. Indaffarati a sfrondare l’imperfezione umana, essi avanzano tagliando via anche il materiale grezzo del bene. Ivan Karamazov non può avere fede, fin tanto che un solo bambino soffre; l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo a causa del massacro degli innocenti. In questo tipo di pietà popolare, noi registriamo un progresso in sensibilità e una perdita in visione complessiva. Se altre epoche sentivano di meno, esse vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, non-sentimentale dell’accettazione, vale a dire della fede. Venuta meno questa fede, oggi noi governiamo con la tenerezza. Si tratta di una tenerezza che, ormai da lungo tempo separata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. E quando la tene-rezza è staccata dalla fonte  della tenerezza, il suo risultato logico è il terrore. Finisce nei campi di lavoro forzato e nei fumi delle camere a gas.

Flannery O’Connor

 

 

Regalità

altenberg_weltgerichtI teologi riconoscono a Gesù Cristo tre funzioni: profeta, arciprete e re. Cristo significa unto, dunque re. Come Bernanos osservava, c’è qualcosa di grottesco nella pompa che accompagna la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme, sul dorso di un asino, eppure resta un’entrata regale. Quando Pilato gli domanda se egli sia re, Gesù non dice di no, ma si limita a precisare che il suo regno non è di questo mondo. Non c’è da stupirsi che i re siano stati accostati al Cristo. Come lui, sono giudici e signori; come lui, costituiscono la pietra angolare del loro regno; come lui, fanno appello al Padre universale. Senza che vi sia al riguardo una dottrina canonica, la Chiesa stessa ha più volte ravvisato nel re sia un’icona che un luogotenente del Cristo.

Per un rovesciamento metafisico dei segni, la Cenòsi precipita il santo di forza nell’abisso della debolezza. Il creatore del mondo è ridotto tra gli schiavi; egli perde ogni suo potere e nulla, però della sua regalità. Cosa in effetti è più regale dell’apparizione sui gradini del pretorio del Cristo flagellato, una corona di spine sulla testa, uno scettro di canna nella mano, drappeggiato di finta porpora e spintonato alle spalle da soldatacci stranieri? Non ha ricevuto l’unzione, ma è il Messia; non è, con la carne, il figlio di David, ma è, con lo Spirito, quello di Dio; è disarmato, ma schiere di angeli non aspettano che un suo segno, e passerebbero Gerusalemme a ferro e a fuoco. E invece lui si lascerà crocifiggere per il mondo sul quale è chiamato a regnare. Ecce homo. Ecco l’uomo. Ed ecco il re.

Vladimir Volkoff

Democrazia

G.K. Chesterton
La democrazia non è filantropia; non è neppure altruismo o riformismo sociale. La democrazia non è fondata sulla pietà per l’uomo comune; la democrazia è fondata sulla reverenza per l’uomo comune, o, se volete, perfino sulla paura nei suoi confronti. Non è la paladina dell’uomo perché l’uomo è così miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia uno schiavo, quanto al fatto che non sia un re.

Gilbert Keith Chesterton

La nostra costituzione

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La nostra costituzione sono i nostri campi coltivati, le nostre fabbriche e aziende, i nostri manager, tecnici e lavoratori; la nostra costituzione sono le nostre donne e i nostri bambini, il nostro pezzo di terra, lo spazio pieno di noi.

Carl Schmitt, 1951

Le asprezze della terra

tanya-and-wendell“La gente vorrà andarvi non perché lì sarà tutto più ameno che sulla nostra Terra, ma proprio perché lì sarà tutto più duro”, dicono i propagandisti delle colonie spaziali. Questa è in sostanza la rimasticatura di un poster per l’arruolamento nei Marines, la medesima irresponsabile promessa e la medesima triste illusione che dire: “Oh, se solo potessi tirarmi via da questo misero posto, allora sì che sarei un vero uomo, allora sì che gliela farei vedere a tutti”. Permettetemi di osservare che noi non abbiamo ancora affrontato, in questo paese, le asprezze della sua terra. Come popolo, siamo ancora sprovvisti della disciplina, del carattere, del metodo per abitarla senza distruggerla. Se qualcuno di voi aspiranti cadetti spaziali vuole intraprendere una via sicura per diventare eroi, vi consiglio di installarvi con le vostre navette sul terrapieno di una miniera a cielo aperto, e di provare a renderlo coltivabile per l’anno 1990. Applicatevi a “estendere la biosfera” ai deserti causati dall’uomo.

Wendell Berry, 1976

Lussuria

04a1b-52b698c8-8e39-444e-ad77-a334e129b002Là dove il cristianesimo scompare, avidità, invidia e lussuria si inventano mille ideologie per giustificarsi.

La liberazione sessuale consente all’uomo moderno di ignorare i mille altri tabù di altro tipo che lo dominano. 

La promiscuità sessuale è il contentino che la società dà per ammansire i suoi schiavi.

Nicolás Gómez Dávila

 

 

Il destino del centro

Il-ratto-di-Europa-Mosaico-III-sec.-d.C-BeirutSi potrebbe dire che il cristianesimo occidentale, che nell’età moderna funzio-nerà come centro emittente di invasioni di ogni genere sul pianeta, aveva cominciato la sua storia medievale con una direttiva assolutamente contraria, cioè come centro attrattivo di invasioni, che si succe-dono sul suo suolo con una continuità, una diversità di origini, una varietà di gradi di maturità, di funzione e di efficacia storiche, che non hanno uguali nella storia delle migrazioni di popoli avvenute in altri scenari geografici. I due complessi di forze centripete e centrifughe, sebbene di senso contrario, si trovano uniti, rispondendo a uno stesso destino – di segno positivo e negativo – di universalità.

Luis Diez del Corral,
1954

Il creditore sublime

 

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Ai fanatici della giustizia l’universo sembra un debitore moroso, agli adoratori della grazia un creditore sublime. I primi pensano che tutto sia loro dovuto, i secondi sanno che devono tutto.

Nicolás Gómez Dávila

(18 maggio 1913 – 18 maggio 2016)

Impossibile speranza

La tragedia sta nel fatto che per l’uomo contemporaneo l’assoluto è inattingibile e, insieme, il relativo è invivibile. Due pazzie sono veramente profetiche: quella di Hölderlin, che non poté attingere l’assoluto, o che solo così poté attingerlo, e quella di Nietzsche, che non poté vivere, o solo così poté vivere, il relativo. 

Il tragico non ammette risposte, e non pretendo di averne una. La mia estrema e paradossale fede biblica condivide queste parole di Élie Wiesel: «il Dio ebraico è nella domanda e non nella risposta». Io cerco, io propongo un orizzonte di comprensione in cui si possa, senza riduzionismi di nessun genere, pensare davvero la nostra tragedia. È vero infatti quel che sostengono i nemici della nostalgia dell’essere, della nostalgia dell’assoluto. Che cioè l’assoluto, ai nostri occhi, è segnato inevitabilmente da un fondamentale elemento negativo, costituito dal suo carattere di dominio totalizzante. L’assoluto è rigida, in definitiva necessariamente costrittiva e oppressiva, totalità. È contemporaneamente vero però anche quel che sostengono i nostalgici dell’essere, i nostalgici dell’assoluto. Che cioè il venir meno di qualunque riferimento all’assoluto conduce inevitabilmente, per quanto abili possano essere i tentativi di fermarsi un attimo prima, alla perdita del senso, e dalla perdita del senso alla perdita di ogni positività fino all’esito finale del nulla. Inter esse et non esse – come dicevano i medievali – non datur medium.

sergio-quinzio

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Compimenti nell’incompiuto

stefanoni2

«Spesso abbozzi allusivi sono più efficaci di un dipinto finito. Non si può rimproverare loro la mancanza di completezza, poiché non vogliono essere più di ciò che sono: compimenti nel medium dell’incompiuto. Mentre il dipinto può suscitare nell’osservatore il sentimento dei limiti della realizzazione conclusa, nell’abbozzo alligna la freschezza del possible».