Padroni della porzione umana della nostra eredità

La lettura: “oppio dello spirito”, pigrizia mascherata da attività, forma della paura di sé stessi e del mondo. Il libro ci varrebbe da sostituto, da surrogato; ci perde-remmo nella lettura per evitare l’obbligo di accogliere con una reazione nuova ogni novità della nostra vita. Invero, a intorpidire le attività dello spirito inducendolo lentamente a vivere come un automa, a fargli perdere il sapore e il senso della vita immediata, a condurlo in un vuoto palazzo di pensieri volgari e di stupide abitudini, è la vita di tutti i giorni con le sue faccende abituali, i suoi bisogni ordinari, la sua attività superficiale, la sua intensità fittizia. Al contrario, a destare lo spirito dal sonno dogmatico del vivere comune, a gettarlo nel mare ignoto dei propri pensieri, dei sentimenti genuini è la lettura. Il contatto con altri spiriti, con il pensiero loro, severo e affilato, lontano dal nostro, turba le nostre esistenze ordinarie e affrettate convinzioni. Insomma, la ricchezza e la consistenza della coscienza, come pure la sua finezza spirituale, non ci sono date separatamente dall’atto mediante il quale ci rendiamo padroni della porzione umana della nostra eredità.

Nicolás Gómez Dávila,  Appunti

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