Il governo della tenerezza

Una delle tendenze del nostro tempo è quella di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio – e una volta che  hai screditato la sua bontà, con lui hai praticamente finito. I tipi alla Alymers, che Hawthorne vedeva come una minaccia, si sono moltiplicati. Indaffarati a sfrondare l’imperfezione umana, essi avanzano tagliando via anche il materiale grezzo del bene. Ivan Karamazov non può avere fede, fin tanto che un solo bambino soffre; l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo a causa del massacro degli innocenti. In questo tipo di pietà popolare, noi registriamo un progresso in sensibilità e una perdita in visione complessiva. Se altre epoche sentivano di meno, esse vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, non-sentimentale dell’accettazione, vale a dire della fede. Venuta meno questa fede, oggi noi governiamo con la tenerezza. Si tratta di una tenerezza che, ormai da lungo tempo separata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. E quando la tene-rezza è staccata dalla fonte  della tenerezza, il suo risultato logico è il terrore. Finisce nei campi di lavoro forzato e nei fumi delle camere a gas.

Flannery O’Connor

 

 

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