Questo prematuro accontentarsi

munch-e-friedrich-nietzscheL’adattarsi troppo spesso a cerchie, a compiti, a società, a regole di lavoro quotidiano impostoci dal caso, quando né la nostra forza né la nostra meta hanno ancora avuto imperiosamente accesso alla nostra coscienza; la precoce sicurezza, soddisfazione e volgarità della coscienza ottenute con tale adattamento, questo prematuro accontentarsi che si insinua nello spirito come una liberazione dall’inquietudine interiore ed esteriore, e vizia e abbassa nel modo più pericoloso; l’apprendere a valutare alla maniera dei “propri simili”, quasi non avessimo in noi una misura e il diritto di fissare valori; lo sforzo di emettere valutazione conformi, contro la interna voce del gusto, che è pure una coscienza – tutto ciò diventa un terribile e sottile incatenamento; se non finisce per provocare un’esplosione che di colpo faccia saltare tutti i vincoli dell’amore e della morale, uno spirito simile si intristisce, si rimpicciolisce, di femminizza, si fa “cosa”. L’opposto è abbastanza triste, è vero, ma pur sempre migliore: soffrire del proprio ambiente, tanto della sua lode quanto del suo biasimo, diventarne piegati ed esulcerati senza farlo capire; difendersi con involontaria diffidenza, dall’amore di quelli che ci circondano, imparare a tacere, crearsi angoli e solitudini inviolabili per i momenti in cui si vuole respirare – finché si sia abbastanza forti per dire: “che cosa ho a che fare con voi?”. E andare per la propria strada.
Friedrich Nietzsche
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