Messi alla prova

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L’uomo, che filosofi e demagoghi elevano a misura assoluta di tutte le cose, non è affatto, come essi affermano, la quintessenza della pace, bensì combatte con il terrore e l’annientamento gli altri uomini che non si sottomettono a lui.

Donoso Cortés non è stato capito dai suoi amici o avversari conservatori, liberali e borghesi. Solo i suoi nemici socialisti, mossi da vera inimicizia, hanno percepito qualcosa della sua autentica grandezza. Solo da lui sentivano minacciato il monopolio della loro attribuzione di senso al XIX secolo. Ma questo monopolio racchiude in sé qualcosa di molto importante, cioè la legittimità storica del loro potere, il diritto alla violenza e l’assoluzione dello spirito universale da tutti i crimini commessi in suo nome. Con odio e disprezzo hanno ribattuto al loro nemico, diffamandolo come reazionario mezzo pazzo ed epigono di bestialità medioevali. Proudhon lo invitò a riaccendere i roghi dei grandi inquisitori. Quel rivoluzionario onesto e filantropo non immaginava che fuochi di tutt’altro genere fossero stati appiccati, e che la tanto celebrata scienza moderna avesse in serbo ben altri mezzi del terrore più disumano. Alexander Herzen, che riteneva assurdo il prezzo chiesto da Donoso per la salvezza dell’Europa, cioè il ritorno alla Chiesa cattolica, gli contrappose la versione socialista del grande parallelo. Egli era fermamente convinto che ai socialisti rivoluzionari del XIX secolo spettasse un ruolo storico analogo a quello dei cristiani del I secolo, e ridusse Donoso alla parte di un apostata reazionario.

In effetti l’oblio subentrò ben presto. Pochi anni dopo il 1848 in Europa ci si era già dimenticati di Donoso, e il suo nome venne inserito nella nutrita schiera di coloro che il XIX secolo aveva isolato, ignorato e ridotto al silenzio. Per risvegliare il suo ricordo furono necessarie le verifiche di una guerra mondiale, e solo il terrore di altre guerre mondiali globali, risultato della miscela tra guerre fra Stati e guerre civili, consentì al senso trascendente delle sue parole di risplendere nuovamente in tutta la sua luminosità. Con grande forza egli ha sottolineato che il parallelo storicistico basato sulla rigenerazione fisica e spirituale, che l’impero romano conobbe grazie alle stirpi germaniche del periodo della migrazione dei popoli, non vale per il nostro secolo, poiché anche nelle vene di popolazioni giudicate nuove e giovani scorre già il veleno della civilizzazione. Da un simile parallelo storicistico non c’è da attendersi molto per l’Europa. Tanto meno ci può consolare la constatazione che in ogni epoca l’Europa è stata sommersa da Oriente e Occidente, da Nord e Sud. La particolarità della situazione attuale sta proprio in questo, nel fatto che oggi non siamo incalzati da civilizzazioni estranee, ma dai risultati e dai prodotti del nostro stesso spirito europeo. Perciò ci accostiamo nuovamente alla posizione di Donoso. I paralleli storici si dissolvono, ed è il Dio presente a metterci ora alla prova.

Carl Schmitt, 1950

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