Né antitesi né sintesi

3027680732Sembra che i popoli cattolici amino il suolo, la Madre Terra, in modo ben diverso: hanno tutti il loro terrisme. La natura non è per loro l’opposto dell’artificio e dell’operare umano, e neppure dell’intelletto e del sentimento o del cuore; piuttosto, lavoro umano e crescita organica, natura e ratio sono un’unità. La viticoltura è il più bel simbolo di quest’unione, ma anche le città, edificate secondo questo spirito, appaiono come prodotti naturali del suolo, che si inseris-cono nel paesaggio e rimangono fedeli alla loro terra. Nel concetto, in loro essenziale, di “urba-no”, queste città esprimono un’umanità che resta sempre inaccessibile al meccanismo di precisione di una moderna città industriale. Come il dogma tridentino non conosce la lacerazione protestante tra natura e grazia, così la Chiesa cattolica romana non concepisce tutti quei dualismi, tra natura e spirito, natura e intelletto, natura e arte, natura e macchina, e neppure il loro pathos alterno. Come l’opposizione di forma vuota e materia informe, così è estranea al cattolicesimo la sintesi di quest’antitesi: la Chiesa cattolica è insomma qualcosa di assolutamente diverso da quel “terzo superiore” (del resto sempre mancante), di cui parlano i filosofi tedeschi dello Spirito e della Natura. Non le si addicono né la disperazione delle antitesi né l’illusoria alterigia delle loro sintesi.

Carl Schmitt

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