In questo strano intermezzo

M4474Non intendo scherzare. Il progresso tecnico ha reso le nostre armi così distruttive che la loro utilizzazione si scontrerebbe contro qualsiasi piano razionale d’aggressione. Per la prima volta nella storia dell’Occidente, possiamo nuovamente comprendere il terrore ancestrale della vendetta. L’intero pianeta assomiglia a un’unica tribù primitiva ma noi non disponiamo più di culti sacrificali che ci consentano di trasfigurare, esternare, ed esorciz-zare la minaccia della nostra stessa violenza. Nessuno vuole dare inizio a un ciclo di rappresaglie che potrebbe letteralmente annientare l’umanità, ma d’altra parte nessuno è disposto ad accantonare veramente l’idea di vendetta. Come Amleto, siamo in bilico tra una vendetta totale e nessuna vendetta, incapaci di decidere, incapaci a un tempo di compiere la nostra vendetta o di rinunciarvi del tutto. All’ombra di questa minaccia mostruosa, tutte le istituzioni si dissolvono, «i ranghi delle scuole, le corporazioni», e tutti i rapporti umani si disintegrano; «tutto litigherà con tutto». La giustizia perde il suo nome e «i più indegni fan bella figura / anch’essi nella mascherata generale»: la facoltà di agire è malata. […]

Non è certo una coincidenza fortuita se il mondo che quattro secoli fa produsse Amleto, e ora si trova in uno strano impasse storico su cui preferiamo non riflettere, sia anche quello la cui unica legge religiosa è la rinuncia alla violenza, un mondo sempre più condannato a obbedire a questa legge – o a perire. Questa situazione, siamo stati noi stessi a crearla, senza alcun aiuto soprannaturale. Non possiamo accusare qualche dio vendicativo. Non abbiamo più un capro espiatorio su cui gettare una responsabilità che abbiamo rivendicato con tanto orgoglio quando non ci appariva minacciosa. Sebbene la situazione in cui ci troviamo fosse del tutto prevedibile, gran parte degli scienziati e dei filosofi non hanno saputo prevederla. I pochi che l’hanno prevista, non sono stati presi sul serio da nessuno. Quando la cultura moderna si volse alla scienza e alla filosofia, quando cioè la componente greca della nostra tradizione culturale divenne predominante, il testo giudaico-cristiano si trovò respinto ai margini della nostra vita intellettuale, dalla quale ora è totalmente escluso. Il risultato è che ci è del tutto impossibile comprendere la nostra situazione storica attuale. Noi iniziamo appena a sospettare che qualcosa di fondamentale manchi al nostro panorama intellettuale, ma non osiamo chiederci seriamente cosa. La prospettiva sarebbe troppo terrificante. Facciamo allora finta di non vedere la disintegrazione della nostra vita culturale, la terribile futilità dei giochi di marionette che occupano la scena durante questo strano intermezzo dello spirito umano. Un silenzio è disceso sulla terra, come se un angelo fosse sul punto di aprire il settimo e ultimo sigillo di una apocalisse.

René Girard
(25 dicembre 1923 – 4 novembre 2015)

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