Solitudine teologica

gilbert-keith-chesterton-1912C’è nell’Islam un paradosso che forse rappresenta una permanente minaccia. Questa grande fede nata nel deserto fa sbocciare la sua estasi proprio dalla desolazione della sua terra, e si potrebbe anche dire dalla solitudine della sua teologia. Essa afferma, e con non poca sublimità, qualcosa che non è tanto la singolarità di Dio, quanto la sua solitudine. Con estrema semplificazione, la fede è in tutto simile alla figura solitaria del Profeta Maometto; eppure questo isolamento prorompe perpetuamente nel suo esatto contrario. Un vuoto sta nel cuore dell’Islam che deve essere riempito ancora e ancora dalla mera ripetizione di quella rivoluzione che lo ha fondato.
Non ci sono Sacramenti, l’unica cosa che può accadere è una specie di apocalisse, unica quanto la fine del mondo; e di conseguenza non si può far altro che ripetere questa apocalisse e che il mondo finisca ancora e ancora. Non ci sono preti, eppure questa uguaglianza può solo generare una moltitudine di profeti anarchici numerosi quasi come i preti. Proprio il dogma che dice che c’è solo un Maometto genera una processione infinita di Maometti. […] Questi grandi fanatici, o grandi creatori di fanatismo, sono riusciti a rendere il loro militarismo quasi famoso e formidabile come l’impero turco, sulle cui frontiere indugiano, e a spargere un regno di terrore. 

Gilbert Keith Chesterton, Lord Kitchener

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Prima di Houellebecq, fu Chesterton a immaginare un’Europa islamizzata 

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