Risurrezione

tumblr_n2zzlccJDz1svb6rio2_400È un caso che la iena entri nel cerchio luminoso del fuoco di bivacco? Un tempo si vedeva il tipo umano soltanto come individuo, nei recinti muniti d’inferriate dei manicomi e delle carceri. Ora sono cadute sbarre e transenne, e l’ululante piagnisteo che allora soltanto i cacciatori udivano al margine della foresta selvaggia circonda la nostra vita con giubilante bramosia. Avvoltoi e iene arrivano quando aquile e leoni se ne sono andati.
A che serve uccidere di tanto in tanto, nell’oscurità, una di quelle bestie, lungo sentieri sui quali non c’è da far messe di gloria? Che esse si avvicinino a così breve distanza da noi, che diventino cosi spaventose, che distruggano con la loro presenza pensieri e sogni di milioni di uomini — questo non è in 
loro potere. Vengono poiché sono evocate: il fetore da carogna della prede le attira.
Non si riesce ancora a vedere l’identità che assimila i grandi carnefici. Si vedono soltanto le loro maschere, ossia le idee di cui si servono e che sono per loro i pretesti dell’assas-sinio. Patria, umanità, libertà — tutto ciò ha già creato l’ambiente per il massacro.

Dobbiamo avere occhi per vedere non soltanto le idee, ma anche i tipi umani. Allora ci accorgeremo che questi massacratori in grande stile si somigliano anche nella fisionomia esteriore. Tutti hanno l’aria preoccupata, disgustata, eternamente sospettosa. Si ha subito l’impressione che i cattivi odori siano per loro una tortura, ma ecco, un giubilo demoniaco stravolge i loro lineamenti, un cupo scintillio. Chi vede tutto questo intuisce anche quel che succede all’interno dei baracconi di fiera, per quanto tinteggiati nel modo più vario.
Chi chiede in prestito alla politica le proprie unità di misura non capirà mai lo spettacolo che qui viene imposto. Tutti questi spiriti hanno un fine che li coalizza: fanno il proprio gioco, lavorano per sé. Si sentono obbligati a dimostrare che l’uomo è nulla e che in lui non c’è nulla che possa distinguerlo dalla materia. La prova di ciò che affermano la cercano prima con grande astuzia, e poi apertamente con furia assassina: milioni di uomini versano a fiumi il loro sangue.
Questa è una questione non di potere, ma di salvezza; entrano in gioco gradi di qualità innata, preclusi al potere. Ecco perché i tiranni hanno paura. Possono ridurre all’ubbidienza milioni di uomini, ma non quell’uno che in sé ha ridotto in schiavitù la morte. Egli ristabilisce la dignità dell’uomo. Così muta il significato degli altari sacrificali lordi di sangue: l’onta e la profanazione sono servite soltanto ad accrescere lo splendore della verità.
Ecco l’incubo dei tiranni: che la loro vittima s’innalzi a una libertà ad essi inaccessibile, e che si dilegui, mentre essi delirando sognano di annientarla, in spazi nei quali tortura e supplizio non hanno più alcun potere. E l’incubo dei carnefici è questo: che la loro vittima riviva. Che ciò non sia mai: a questo mirano gli sforzi della scienza.
Il grande tema della storia si chiama risurrezione, poiché l’uomo non è soltanto un animale politico — è anche un essere animato da una speranza, da un bagliore di eternità. Anche piante e animali sono dominati dall’eterno; appena sotto il velo dei loro fiori, dei loro giochi, comincia l’immortalità. Essa però non sale alla sfera della loro libertà. Nell’uomo si sviluppano i tre grandi rami della sapienza, dell’arte, della religione, e tutti e tre convergono in uno e in uno solo. In essi l’uomo trova l’espressione della propria realtà: egli non agisce soltanto per istinto e secondo necessità. Un raggio d’immortalità lo ha penetrato; questo distingue anche il suo modo d’amare da ogni altra specie d’amore.
È piccolo, in fondo, il palcoscenico sul quale si rappresenta la storia dell’umanità — non più grande della piazza del mercato in una vecchia città. Qui dominano timore e tremore, e va in scena il trionfo della morte. Si vede come la morte con la sua sbirraglia costringa il mondo in catene. Questo è l’oggetto dello spettacolo illuminato dalle torce: denti e artigli, un arsenale di armi tremende domina il mondo.
Ma allora, da dove sgorga il fiume di luce che trasforma tutto questo in un’orda di spettri, mentre un grande risveglio, un’irresistibile gioia riempie il mondo? Dopo la notte viene l’aurora, dopo l’inverno arriva la primavera: sono soltanto brevi paragrafi della grande lezione che insegna a vedere il reale. Dove regna il terrore, la realtà si ritrae timorosa. Ancora e sempre la luce cade nei labirinti e fa saltare in aria inferriate e chiavistelli.
Storia naturale e storia universale sono due misteri sacri, ma poco importa conoscere i nomi delle stelle e dei reami che entrano in scena. Finito lo spettacolo, scompaiono. Anche i soli rotanti nel cosmo sono soltanto le lancette di un orologio invisibile. Nessun telescopio svela il suo meccanismo. 

Ernst Jünger

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