Faustismo di paranoici

1Procreazione assistita è una parola-passamontagna, che copre una rapina di senso. Per dire la cosa si dovrebbe usare l’aggettivo innaturale o extranaturale o transnaturale oppure l’espressione: procrea-zione di laboratorio, che è senza ipocrisie. Quanto a biotecnologie, che implicano anche la procreazione di laboratorio, nella sua tagliente nudità il termine mi sembra appropriato, ed è una porta bianca dietro la quale si consumano e si consumeranno innumerevoli e strazianti crimini. Siamo davvero già molto avanti. Si può dire che, colpo su colpo, tutto quel che la genetica alleata alla follia del profitto ha fatto subire alle bestie destinate ai macelli, gli orrori della sperimentazione e dell’allevamento, sia destinato a ricadere sull’uomo, inventore di quell’oceano d’infamie, produttore (i nostri famosi mercati!) di sofferenze mute illimitate. «Se tocchiamo il corpo, tutto è perduto»: è la parola di un grande biologo, che era anche un filosofo, Jean Rostand. Intendeva le fantasie manipolatorie, non gli atti chirurgici necessari. Il corpo è più che toccato, lo sarà sempre più, e la nostra dannazione non avrà più fine, finché non avremo cessato di esistere. Siamo anche produttori di leggi orbe, o cieche del tutto. È chiaro che la legge è messa in moto e orientata dalla pressione esterna, che è per un libero parlamento quel che è il peso dell’oceano sulla vegetazione dei fondali. La legge salva la ricerca, dietro la quale c’è l’onnipotenza dell’industria, ormai planetaria, per il disvelamento del tragico fondamentale di quel che non si vuole comprendere nel tragico, l’economia, che piglia il nome idiota (l’aspetto fool del tragico) di globalizzazione. Sulla procreazione di laboratorio abbiamo adesso, qui, una legge che certe porte le spalanca e certe altre mantiene chiuse. Ma si sa che le porte oggi chiuse saranno dei vaevieni domani: si tratta solo di far maturare i tempi, che del resto maturano molto celermente. […] È il cuore incandescente del problema che va messo a nudo. Ernst Jünger centrò la questione con l’osservazione: «I figli della provetta saranno i criminali di domani».  Estendiamo. Domandiamoci perché quel che faticosamente siamo riusciti, probabilmente sbagliando tutto, a isolare e a proteggere mentalmente come bene sia sempre più un lumino sperduto, un lanternino rosso in una miniera scoppiata, nei destini collettivi umani, nelle generazioni umane di ogni parte della terra… […] La ragione, la ricerca, le ragioni della ricerca… 2La tenebra ha esultato: ecco la sterilità in briciole, surrogata da infamie, da procedimenti di vergogna. Calvario femminile senza fine: anche se volontario, triste, tragico calvario. E altre nascite di perdizione, di perdizione sempre più incalzante: nascite neppure più provocate da un incontro indifferente o forzoso, ma dal vuoto, da una manovra di laboratorio. Mostruosità inconcepibili perfino nella più nera stregoneria: seme ibernato, embrioni congelati, figli di due padri, di due madri, di vergini dannate, un faustismo di paranoici, una litania omicida. Ne senti parlare con naturalezza, come problema (tutto è problema!): bioetico, giuridico, politico, anche lì una destra, una sinistra, un magistero, un premionobelismo oracolare, una finale «vittoria del buon senso», del centrismo morale, un capolavoro di equilibrio: la porta aperta adagio, invece che spalancata subito, quanto basta per rassicurare commercio, industria, cliniche universitarie e private, turismo biogenetico nei posti più avanguardisti, dibattiti (sempre ampi, non ce n’è mai uno esile, filiforme), illuminismo contro teologia, scienza contro ignoranza, Duemila contro Medioevo… Come in ogni onesto crimine, c’è una vittima – di cui infischiarsene, una vittima che addirittura deve ringraziare il fantastico apparato che lo ha generato… altrimenti, chissà, avrebbe perso l’Appuntamento con la Storia, poveretto, nel suo non-essere di poltrone, di renitente all’ovulo della bisavola ignota. La vittima è lo sventurato prodotto di quell’osceno traffico, una creatura cavata con mani empie dal nulla, che soltanto nell’odio potrà trovare un ubi consistam, una propria identità di persona. Se volete spargere lacrime, spargetele su questi poveri nati.

Guido Ceronetti
La Stampa, venerdì 19 luglio 1998.

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