Da grigie stanze escono angeli con ali impregnate di fango

showimg2.cgiOmologa… Eterologa… In un linguaggio che non riesce a dir bene neppure il falso, l’uso di parole difficili nasconde qualche misfatto. Il senso proprio, corrispondente – non corrispondente è del tutto traviato. […] E a me pare che la distinzione tra Omo e Eterologa si avvicini a una massima come questa: è legittimo un crimine se lo si consuma in famiglia, illegittimo se consumato fuori dell’uscio di casa. La legge che è passata sanziona questo, perché, sposati o no, la manipolazione spermatica e uterina eseguita da una ginecologia illusionista, da una biologia non biofila, per cui scienza rima con senza coscienza, diventasse pure la più universale e legale delle pratiche, sempre resterebbe delitto. Puniamola con almeno una marcatura a fuoco, noi che – nati da povere, vere madri, da pancini non siringati e trapiantati – abbiamo abbondanza di riserve morali, di obiezioni disperate nei confronti dello strapotere tecnologico ed economico, e vorremmo poter intralciare, ritardare e fermare, dappertutto, una ricerca senza freni che sentiamo midollarmente, implacabilmente, come espressione e strumento del male, della tenebra.
«Da grigie stanze escono angeli con ali impregnate di fango» (Georg Trakl,
Psalm). A me sembra imperdonabile che una coppia d’Occidente, con denaro da buttare in questi nauseanti esperimenti dentro la propria carne, non comprenda la bellezza, la bontà, l’amore latente e manifesto, la giustizia dell’adozione, unica o multipla, la bellezza di un adottare senza limiti etnici o geografici bambini di ogni pelle che sono come cani senza collare da sterminare nei canili del mondo un mondo dove si nasce troppo, disumanizzato dal suo eccesso di disperazioni umane – bambini tutti con gli stessi occhi che implorano e fanno fremere, in attesa.
Vorrei non fossero in sempiterno mute le minoranze eretiche e malpensanti silenziose.

Guido Ceronetti
La Stampa, domenica 16 giugno 2002.

 

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