Astuzia della carne. Pesantezza dello spirito

fab«Tutto questo quietismo del puro amore non può che misconoscere l’amore coniugale. Questo è vero solo se è carnale, e questo amore carnale è un affare di sesso, per di più. Un autentico affare di sesso presuppone infatti un atto di fede. Io credo in questa reciproca consacrazione di un uomo e una donna attraverso le parti centrali del corpo, nella Provvidenza dei testicoli e delle ovaie, dell’utero e dello sperma, del corpo cavernoso e del corpo glorioso. È in gioco l’esperienza di comunione attraverso il corpo abbandonato fino alla decomposizione dei volti e lo spavento di una maternità e una paternità che si approfondisce con gioia. Anche se la bella e la bestia in esso sono un’unica cosa, anche se il bacio non cessa di trasformare il principe in ranocchio per ritrasformarlo in principe, questo amore carnale contiene più spirito di quanto non credano la donna saccente e il surrealista borghese. […] Difficile discernere in esso quando è il vero amore dell’altro che comanda e quando è il sesso che ci trascina nel suo slancio incontrollato. I due si compenetrano e vietano di menarne vanto. Vorrei amare l’altra per se stessa, e ogni volta mi areno sul suo corpo; ma in questo scacco, scopro anche quanto io abbia bisogno della sua tenerezza. Credo di essere attratto unicamente dal suo corpo, e ogni volta mi apro improvvisamente a lei; ma in questa apertura, siamo presi in un bel pasticcio. Astuzia della carne. Pesantezza dello spirito. Vicendevole involuzione dell’una e dell’altro. Nessuno può distinguere, in questo caso, il bisogno e il dono, la soddisfazione fisica e il dovere spirituale, la carne che si eccita e il cuore che si commuove. Io posso anche assomigliare a Francesco d’Assisi e mia moglie a santa Chiara, ma dato che andiamo a letto insieme, dato che ci offriamo reciproca ospitalità carnale, è impossibile che il nostro amore possa apparire così puro come quello di Chiara e Francesco. È un dolore nella nostra gioia. È un combattimento nella nostra pace. Pertanto bisognerebbe sempre accettare umilmente questa mescolanza, non torturarsi come Tolstoj per una purezza indebita, ma comportarsi bene, la sera, onde respingere il demone di un’impurità confortevole, la sua preghiera su quattro ginocchia.»

Fabrice Hadjadj, Mistica della Carne 

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